Assicurazioni e sharing economy

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Assicurazioni e sharing economy.

Secondo lo studio europeo “Participation in the Sharing Economy: European Perspectives” condotto all’interno del programma Horizon 2020, il 27,8% degli europei utilizza oggi i servizi di sharing economy e il 62,5% li conosce. La percentuale di utilizzo potrebbe aumentare se, come afferma invece un’analisi di Deloitte Consulting commissionata da Lloyd’s, le piattaforme accompagnassero la loro offerta con un prodotto assicurativo. Secondo questo studio, infatti, il 58% dei consumatori statunitensi e del Regno Unito sostiene che il rischio di prender parte ai servizi di sharing economy supera i benefici, mentre il 70% afferma che sarebbe più disponibile a utilizzarli se i servizi fossero garantiti anche da una copertura assicurativa.

Il rapporto fra assicurazioni e sharing economy è da tempo uno dei punti aperti del dibattito sull’economia collaborativa. Da un lato le piattaforme, pur ribadendo il loro ruolo di abilitatori e non di intermediatori, riconoscono la necessità di offrire ai loro utenti una copertura del rischio creato dall’incontro fra domanda e offerta, credendo che questo possa offrire maggiori garanzie e anche una migliore credibilità al servizio stesso; dall’altro le assicurazioni, pur riconoscendo le opportunità di entrare in un mercato innovativo e in crescita, richiedono alle piattaforme garanzie, soprattutto in termini di storicità di dati, che queste, per il loro carattere innovativo, non riescono a presentare.

Sharing economy, il report di Collaboriamo

In un report realizzato dall’organizzazione Collaboriamo, il  77,7% delle start up intervistate dichiara importante, o molto importante, stringere un accordo con un’assicurazione. Nonostante il loro essere piattaforme, cioè servizi che abilitano l’incontro fra domanda e offerta e senza la volontà (almeno dichiarata) di intermediare l’incontro, le piattaforme sono ormai consapevoli che gli utenti si aspettano di essere coperti dal rischio nel momento che utilizzano il loro servizio. Questo è tanto più vero per quelle piattaforme che chiedono una percentuale sul transato o che presentano un modello di business profittevole (il 70,3%).  Risulta, invece, meno problematico per quei servizi che promuovono lo scambio diretto fra gli utenti (30%) e che non prevedono un costo sul servizio, sono oggetti di meno richieste da parte degli utilizzatori.

La presenza di un’assicurazione, in ogni caso, garantisce la buona riuscita dell’incontro, eliminando le barriere di entrata e facendo aumentare la credibilità nella piattaforma. Non è un caso, infatti, che la maggior parte dei servizi che propone un accordo con un’assicurazione includa la polizza nel costo del servizio e non renda opzionale la scelta.

Nonostante il valore che si riconosce alle assicurazioni solo il 15% delle piattaforme italiane presenta sul suo sito una polizza assicurativa. Una percentuale che potrebbe aumentare nei prossimi mesi perché, da recenti colloqui informali avuti con alcune piattaforme, sappiamo che ci sono molte trattative in corso.

Tuttavia, al momento, solo tredici compagnie assicurative hanno dato fiducia alle piattaforme di sharing economy stringendo con loro un accordo. Tra queste si segnala Axieme, l’unica start up fra i partner assicurativi. Nata nel 2016 per assicurare gruppi o comunità con esigenze di protezione simili, Axieme sfrutta logiche collaborative radunando in un gruppo (cerchia) le persone con altri che hanno acquistato la stessa polizza.

I settori che presentano più piattaforme assicurate sono quelli con un maggiore livello di rischio e, nello specifico:  l’alimentare e, in particolare, il social eating che mette in contatto cuochi e privati cittadini; i servizi alla persona con tutte quelle piattaforme che offrono il matching fra privati cittadini – ma anche aziende -, e persone che svolgono piccoli lavoretti in casa (artigiani) o curano anziani, bambini e animali; il trasporto e in particolare il car e caravan sharing peer to peer; infine, il turismo con l’home exchange ancora piuttosto scoperto, e il travel-experience le cui piattaforme non presentano alcun genere di copertura per i loro utenti.

I dati, inoltre, mostrano, in quale momento della customer journay del cliente si concentra maggiormente la protezione assicurative e qual è l’attore che più spesso viene assicurato. Da quanto si evince dall’analisi dei siti delle piattaforme si è riscontrato che il 66% delle piattaforme assicura il “durante” (Fig. 11), cioè il momento di incontro fisico tra la domanda e l’offerta, ritenendolo il più rischioso, mentre per quanto riguarda il chi vengono coperti dal rischio quasi in egual misura producer e consumer (rispettivamente il 40,5% e il 38,1%. Per esempio Auting (piattaforma di car sharing p2p) copre il producer (chi presta la macchina) in caso di danno o furto dell’auto, offre l’assistenza stradale 24/7 e protegge davanti a un eventuale aumento di costo della polizza primaria se il conducente a cui ha prestato la macchina effettua un incidente con colpa; Gnammo (piattaforma di social eating), invece, assicura i danni involontariamente causati dal cuoco nell’ambito degli eventi che si svolgono nella sua abitazione.

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