Assicurazioni, gli indisciplinati pagano di più

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Assicurazioni, gli indisciplinati pagano di più.

La tecnologia può essere positiva e negativa, dipende da quale prospettiva la si vede. Oggi la principale fonte di distrazione per un guidatore è il cellulare. Per questo motivo le compagnie assicurative USA si preparano per limitare il telefono al volante. La Allstate, gigante statunitense delle assicurazioni, ha avviato una sperimentazione che punta a rivoluzionare il settore, determinando quanto l’automobilista è inaffidabile alla guida.

Attraverso la sua controllata Arity, specializzata nella raccolta ed elaborazione di dati, Allstate ha già analizzato oltre 160 milioni di viaggi: in sostanza, parliamo di un’app collegata all’accelerometro e al giroscopio, ovvero i comuni sensori in grado di capire se un telefono è poggiato su una superficie o se viene tenuto in mano. Quelli che generalmente sui cellulari di ultima generazione ci dicono quanto siamo attivi durante la giornata.

Arity ha anche quantificato quanto costano i guidatori distratti alla compagnia di assicurazioni: il 160% in più rispetto a quelli più disciplinati. In pratica, quelli che rispettano le regole coprono anche i costi di coloro che rientrano nella categoria degli indisciplinati. L’obbiettivo di Allstate? Far pagare di più l’assicurazione a quest’ultimi e premiare quelli che rispettano le regole con costi inferiori.

Secondo Gary Hallgren, CEO di Arity, i metadati trasmessi dagli smartphone aiuteranno le compagnie di assicurazione ad assegnare premi giusti rispetto all’utilizzo dei soli dati personali: “Le compagnie che non utilizzeranno i big data rischiano di perdere i clienti migliori, che saranno attratti dagli sconti offerti dalle compagnie che invece li useranno”.

Le compagnie assicurative americane si stanno muovendo in questa direzione per assegnare l’indice di rischio più verosimile e, quindi, ottimizzare il proprio business. Ad oggi l’utilizzo della tecnologia messa a punto da Arity, che sta aspettando ancora il via libera delle autorità, dovrà essere accettata dal cliente. Ma, intanto, in Europa, è bene prepararsi. Soprattutto sarebbe forse il caso, per il bene di tutti, non solo a livello economico/assicurativo ma anche e soprattutto a livello di vite umane fare in modo che tale parametro sia inserito nell’attestato di rischio dinamico?

 

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Mirko Odepemko

Mirko Odepemko

Mirko Odepemko si è laureato in Giurisprudenza (vecchio ordinamento) presso Università di Genova e ha frequentato Master in Comunicazione e Relazioni Pubbliche. Opera nel comparto assicurativo da oltre 12 anni ricoprendo vari ruoli all’interno del mondo agenziale, di brokeraggio e delle direzioni di Compagnie Assicurative con ruoli sempre di maggior rilievo nella gestione delle reti distributive. Oggi è Chief Distribution & Marketing Officer di Broker Internazionale. E’ autore di alcuni testi di riferimento (8 libri e un manuale) per il settore banca e assicurazione e ha fondato 4 anni fa un blog che è diventata una rivista telematica di riferimento per gli intermediari www.ilbroker.it; per questi motivi gode nel settore di ampia notorietà e credibilità.

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