Bancassurance, il futuro è digitale?

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Bancassurance, il futuro è digitale?

Gli ultimi dati parlano chiaro: nell’ultimo anno è raddoppiata la percentuale di consumatori italiani che acquista polizze digitali su canali bancari. Riguardo al tema della bancassurance l’Italian Insurtech Association ha presentato ad aprile il Digital Banking Chapter, un gruppo di lavoro che ha come obiettivo quello di aiutare banche, istituti di credito e challenger bank a incrementare la vendita di polizze assicurative attraverso i canali digitali. A guidarlo è Fabrizio Villani, nominato Responsabile del Digital Banking Chapter IIA. Villani è stato anche moderatore dell’ultimo evento online organizzato dall’IIA il 5 luglio che ha avuto come oggetto di discussione proprio il futuro della bancassurance.

Bancassurance, i punti su cui lavorare

A inaugurare l’appuntamento è stato Simone Ranucci Brandimarte, presidente e founder di IIA. “A oggi la maggior parte dei conti correnti italiani sono aperti online ma ancora non presentano un’offerta assicurativa completa. Allo stesso tempo sta crescendo un nuovo cliente digitale. Si tratta di una grande opportunità per il comparto assicurativo”. “L’insurtech – ha continuato Ranucci – porterà a un aumento della penetrazione dei servizi assicurativi su un target di clientela ancora non esposta a un offerta assicurativa. Grazie alla digital bancassurance e alle altre distribuzioni di open insurance è possibile avvicinare un nuovo target a tale offerta”. Restano però alcune complicazioni, ben elencate da Ranucci: “È complesso progettare, implementare e vendere un’offerta assicurativa tramite canali digitali e bancari web e mobile, sia dal punto di vista normativo che della customer journey e dell’integrazione tecnica”. Cosa fare quindi per migliorare la penetrazione e la vendibilità di una offerta assicurativa sui canali digitali bancari? “Bisogna lavorare su un’offerta più semplice, sull’embedding, sulla customer journey e sull’engagement della clientela attraverso la formazione di una cultura assicurativa”.

Bancassurance, segnali di crescita

I concetti di Ranucci sono stati ripresi e condivisi da Andrea Lorenzoni, strategy & consulting industry lead Insurance di Accenture. Lorenzoni è partito facendo una panoramica sul mercato delle assicurazioni, un mercato “in buona salute che cresce soprattutto nel comparto life e nel non motor e che è stato molto resiliente nell’ultimo anno”.
Il settore della bancassurance, secondo Lorenzoni, ha ampi margini di crescita visto che il mercato italiano, rispetto agli altri principali mercati europei, ha un tasso di penetrazione assicurativa ancora molto basso. “La crescita – afferma Lorenzoni – può venire perché stanno cambiando le abitudini dei consumatori”. E qui cita una recente ricerca Accenture che rivela come dall’inizio del lockdown il modo in cui i consumatori italiani si interfacciano ai prodotti e alle compagnie assicurative sia cambiato. “C’è un aumento della presenza degli innovatori, una maggiore attenzione ai servizi digitali ed è aumentata la domanda di personalizzazione oltre che l’apertura dei consumatori verso nuovi distributori come le banche – osserva Lorenzoni – Sono cambiati anche i principali driver della competizione: il prezzo rimane il punto forte ma ora ci sono anche i servizi online, l’offerta personalizzata e processi efficienti e semplici. L’interazione digitale cresce ed è destinata a rimanere. In ambito assicurativo andremo ad integrare l’interazione digitale con quella fisica”.

Il futuro della bancassurance

Lorenzoni guarda anche al futuro della bancassurance. “Il mondo bancassurance si troverà presto ad affrontare dei consumatori con necessità ed aspettative diverse. Perché il canale mantenga la sua efficacia le compagnie dovranno riporre la loro attenzione su tre obiettivi: innanzitutto la business of experience con le compagnie che dovranno personalizzare prodotti e canali, rafforzare il ruolo della multicanalità e ottimizzare il proprio business model in funzione della customer experience desiderata. Poi – continua Lorenzoni – i nuovi modelli di bancassurance dovranno poter integrare componenti di ecosistema in modo seamless, ed essere aperti a loro volta oltre che stabilire partnership per efficientare la propria operatività e aumentare l’efficiacia dell’advisory integrando agilmente nuovi prodotti. Servirà infine oltrepassare le barriere storiche attuando una serie di best practice, sia a livello business che tecnologico, aumentando le capacità commerciali del canale anche da remoto inserendo feature digitali che consentano al cliente stesso di svolgere operazioni non solo di consultazione ma anche di disposizione sui prodotti assicurativi in modalità self service. Il tutto riducendo la complessità del’offerta e dei prodotti e facendo una proposition legata a ai bisogni del clienti nel ciclo della vita”. Secondo Lorenzoni “i player bancassicurativi si trovano di fronte ad un green field di possibilità di innovazione, potendo combinare le proprie capabilities digitali in ambito bancario, ai servizi offerti nel campo assicurativo, portando quindi al cliente servizi bancari ed assicurativi in unico hub digitale con esperienza seamless, facilitata e centralizzata, nuovi prodotti digitali, e un migliore utilizzo dei dati”.

Bancassurance, verso un approccio ibrido

Successivamente allo speech note di Lorenzoni è andata in scena una tavola rotonda moderata da Alberto Grisoni, direttore di Azienda Banca. Tra i partecipanti alcuni dei “pionieri” della digital bancassurance tra cui Andrea Isola, General Manager Italy & Southeast Europe di N26, Massimo Grandis, Amministratore Delegato di Mediolanum Assicurazioni, Pierfrancesco Basilico, Direttore Generale di Afi Esca e Fabio Carniol, General Manager di Helvetia Italia ed Helvetia Vita. Tutti e quattro i relatori hanno concordato su un punto: i prodotti assicurativi semplici come polizze auto o viaggio, si prestano alla vendita digitale mentre per quelli complessi, ad esempio le polizze vita o salute, è necessario un approccio consulenziale. Lo sottolinea Grandis nel suo intervento: “Le polizze commodities possono e devono viaggiare in modalità digitale, quelle invece che coprono da rischi che possono stravolgere la vita di una persona come una polizza infortunio, devono essere studiate e approfondite con l’aiuto di un consulente”. Tesi condivisa da Fabio Carniol che cita a mo’ di esempio un recente report Abi: “Durante la pandemia, il 55% dei consumatori ha utilizzato servizi di internet banking ma solo il 3% lo ha fatto per investire e appena il 2% per acquistare polizze. Questo perché il consumatore medio ha una bassa alfabetizzazione finanziaria e si auto assicura in modo non efficiente con tutti i rischi che questa azione porta con sè”. “Banche e assicurazioni – spiega Carniol – devono vendere digitalmente prodotti semplici e chiari. È quello che abbiamo fatto noi nella nostra partnership con la challenger bank illimity”. Le parole semplicità, chiarezza e trasparenze vengono riprese da Andrea Isola: “Sono il nostro mantra. Noi siamo entrati da poco nel settore della bancassurance ma anche qui vogliamo portare la nostra value proposition. Abbiamo iniziato a vendere da maggio prodotti assicurativi semplici come copertura per gli smartphone e gli electronics. Nei prossimi mesi ci espanderemo con un’altra gamma di prodotti che comprendono la casa, viaggi, pet, bicicletta elettronica e responsabilità civile”. Chiude Pierfrancesco Basilico: “Le società oggi guardano con maggiore attenzione alla necessità di un’evoluzione insurtech dell’offerta assicurativa sul canale bancario. Si capirà nei prossimi mesi quando l’emergenza pandemica finirà, se questi cambiamenti di processo attuati dalle compagnie siano stati fatti per moda e necessità e non perché si è sposato questa idea di trasformazione digitale”.

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