Big data e assicurazioni, Barberi (GFT): “Manca ancora una vera data intelligence”

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Big data e assicurazioni, Barberi (GFT): “Manca ancora una vera data intelligence”.

Una recente ricerca realizzata dal Digital Transformation Institute e dal CFMT in collaborazione con SWG e Assintel, ha evidenziato come i dati vengano ad oggi ancora poco utilizzati dalle aziende per sviluppare nuovi business. Il trend dovrebbe cambiare nel prossimo futuro con le organizzazioni pronte a sfruttare al massimo l’analisi dei big data. Qualcosa si sta muovendo anche nel settore delle assicurazioni. In uno studio del Digital Insurance Hub pubblicato l’anno scorso, il 35% delle compagnie affermava di essere  coinvolto nell’implementazione di progettualità in ambito big data e analytics. “Siamo però solo ad uno stadio primordiale – spiega in un’intervista ad Insurzine Maximiliano Barberi, Insurance Delivery Manager di GFT Italia – C’è ancora tanta strada da fare”.

Barberi partiamo dall’inizio. Come è evoluto il ruolo del dato nel mondo assicurativo negli ultimi anni?

Storicamente il modello distributivo classico delle assicurazioni prevedeva l’intermediazione degli agenti che di fatto erano dei professionisti non dipendenti della singola compagnia assicurativa e che intrattenevano personalmente il rapporto con il cliente. Negli ultimi anni, con l’avvento di nuove tecnologie come i big data, le compagnie hanno sempre più sviluppato interesse nel riuscire a comprendere meglio chi era il cliente. Per farle capire quanto le compagnie fossero all’oscuro di chi fosse il cliente finale, quindi il fruitore della polizza, le racconto una mia esperienza personale. In passato mi occupavo di migrazione di portafogli: ebbene in alcuni di essi si trovavano il codice fiscale dell’agente invece che del cliente. Qual era la conseguenza? Le compagnie basavano la politica commerciale sull’analisi della concorrenza cercando di essere sempre più concorrenziali in termini di prezzo. Questa politica alla lunga non portava vantaggi concreti alle compagnie, sostanzialmente perché il solo fattore economico è un elemento di scelta, ma non è l’unico driver: l’utente finale è anche attento ad una serie di servizi in grado di esaudire le proprie esigenze. Di conseguenza le compagnie hanno iniziato a raccogliere dati e questo dato che prima era solo un dato finale, di resoconto della compagnia, ha assunto negli ultimi 4/5 anni, un ruolo sempre più importante influenzando sempre più le compagnie assicurative.

Quanto è importante investire nella Data Strategy per una compagnia assicurativa?

L’importanza riguarda più aspetti. In questi ultimi anni abbiamo visto tutta una serie di normative come il GDPR o l’Insurance Distribution Directive o altre normative internazionali che richiedono alle compagnie una sempre maggiore attenzione del dato. La GDPR richiede una pianificazione a lungo termine e nel futuro acquisirà un’importanza sempre più stringente. Dall’altra parte abbiamo una necessità di business di erogare nuovi servizi. Per farlo bisogna essere consapevoli di quali siano le aspettative del cliente. Questa necessità ha costretto le compagnie assicurative a fare dei piani di ristrutturazione pesanti, soprattutto pensando a dati del cliente già in portafoglio, ma anche a quelli dei potenziali per poter sviluppare un nuovo modello di business. I dati che quindi prima erano poco accessibili o utilizzabili nel mondo assicurativo ora diventano essenziali. Alle compagnie non basta più un approccio tattico per poterli gestire perché questi dati aumentano in continuazione. Per poter gestire questo incremento le compagnie devono acquisire nuove tecnologie.

In Italia c’è una cultura del dato o siamo ai primi stadi?

Da un po’ di anni è nata e cresciuta una cultura del dato, ma il dato senza poter verificarne la bontà e soprattutto senza relazione di classificazioni è piuttosto inutile e, inoltre, abbiamo anche dati non strutturati (esempio provenienti dai Socials). Basti pensare alle scatole nere che in realtà vengono utilizzate solamente in una minima parte magari solo per sapere il calcolo chilometrico piuttosto che per la posizione. In passato venivano raccolti i dati ma ancora in uno stato primordiale senza inserirli in un processo operativo. All’interno delle compagnie troviamo big data vecchi che di fatto vengono utilizzati per il 10% della loro potenzialità. Manca, però, ancora una data intelligence. Viene, infatti, utilizzato un approccio primitivo, elementare, non in maniera strutturata.

Come crede si evolverà in futuro il rapporto tra il dato e il business assicurativo?

Abbiamo visto negli ultimi anni che le compagnie si stanno rendendo sempre più conto che un punto di vista di business legato solo alla collocazione di prodotti assicurativi fini a se stessi non è più efficace anche perché presupponeva una competitività basata sul solo prezzo. Si sta definendo un mondo in cui le polizze si arricchiscono con servizi personalizzati per colmare il gap competitivo rispetto alla concorrenza: i dati diventeranno sempre più protagonisti e non si userà più un approccio propositivo di collocazione di prodotti ma uno studio dei fabbisogni del cliente per poter intercettare delle necessità che possono essere strutturali sulla tipologie del cliente oppure anche immediate, in base a determinati eventi che si verificano nella vita reale del cliente stesso. Proprio per governare questa struttura all’interno delle Compagnie, e non solo, è nata la figura del Chief Data Officer.

In questo mondo di dati, come sta operando GFT?

Noi nasciamo con una particolare vocazione da sempre attenta al lifecycle del dato e da anni sviluppiamo delle applicazioni di machine learning volte all’analisi della frode assicurativa, nel mondo claims all’inizio e ora nella fase di underwriting delle polizze. In questo momento, grazie anche a forti collaborazioni ad esempio con IBM, stiamo mettendo a terra dei business case che vanno ad ampliare le tecnologie utilizzate. Un esempio è l’analisi dell’immagine: stiamo sviluppando un’applicazione che riesce a valutare il danno tramite l’immagine del sinistro. Si tratta di una soluzione data driven che permette di semplificare e velocizzare il processo di gestione dei sinistri, sia lato utente, sia lato compagnia assicurativa. Inoltre stiamo analizzando i dati provenienti dai social sempre con l’obiettivo di poter analizzare il cliente e trovare nuovi sistemi di engagement. Con alcune tecnologie siamo molto avanti con altre invece siamo ancora in fase di studio.

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Andrea Turco

Andrea Turco

E’ il Direttore Responsabile di Insurzine. Ha collaborato in passato con le redazioni di Radio Italia, Libero Quotidiano e OmniMilano. Si occupa di sondaggi per Termometro Politico. Ha contribuito alla realizzazione del magazine di informazione online Smartweek

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