Cambiamento climatico e battaglie politiche tra i principali rischi globali

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Cambiamento climatico e battaglie politiche tra i principali rischi globali.

Il mondo non può attendere il dissolversi della nebbia causata dall’incertezza geopolitica e geoeconomica. La scelta di affrontare il periodo attuale con la speranza che il sistema globale si riprenda velocemente è rischiosa poiché preclude la possibilità di sfruttare momenti cruciali per la risoluzione dei problemi attualmente più pressanti. Temi fondamentali, quali economia, ambiente, tecnologia e salute pubblica, richiedono da parte degli stakeholder azioni rapide e mirate nell’ambito di un panorama globale incerto. In questo contesto, il World Economic Forum pubblica la quindicesima edizione del Global Risks Report, realizzato in collaborazione da Marsh & McLennan e Zurich Insurance Group

Uno scenario globale incerto

Potenti forze economiche, demografiche e tecnologiche stanno delineando nuovi equilibri del potere. Il risultato è un panorama geopolitico incerto, in cui le nazioni guardano a opportunità e sfide da una prospettiva unilaterale. Quelle che una volta erano certezze relative alle strutture delle alleanze e dei sistemi multilaterali si stanno sgretolando poiché gli stati hanno iniziato a mettere in discussione il valore dei modelli consolidati, ad adottare posizioni più nazionaliste per il perseguimento di obiettivi individuali e a valutare le possibili conseguenze geopolitiche del decoupling economico.

Al di là del rischio di conflitto, se le parti interessate si concentrano sugli immediati vantaggi geostrategici senza riorganizzare o adattare i meccanismi di collaborazione in questo periodo di incertezza, potrebbero perdere l’occasione di intervenire sulle priorità fondamentali.

Rischi per la stabilità economica e la coesione sociale

Le ultime edizioni del Global Risks Report avevano segnalato pressioni verso il basso dell’economia globale causate da debolezze macroeconomiche e disparità finanziarie. Tali pressioni hanno continuato a intensificarsi nel 2019, aumentando il rischio di stagnazione economica. Dazi contenuti, prudenza fiscale e solidi investimenti globali, una volta ritenuti fondamentali per la crescita economica, stanno cedendo il passo alle politiche nazionaliste praticate dai leader. Anche i margini per lo stimolo monetario e fiscale sono più ridotti rispetto agli anni precedenti alla crisi finanziaria del 2008-2009, con la conseguente incertezza sul funzionamento delle politiche anticicliche. Quest’anno si prevede un clima economico di sfida: secondo il Global Risks Perception Survey (sondaggio sulla percezione dei rischi globali), la community formata da molteplici stakeholder ritiene che lo “scontro economico” e la “polarizzazione politica nazionale” rappresenteranno i rischi principali nel 2020.

In questa prospettiva economica sempre più cupa, è aumentata l’insoddisfazione dei cittadini verso quei sistemi incapaci di promuovere il progresso. La disapprovazione delle misure intraprese dai governi per risolvere seri problemi economici e sociali ha provocato proteste in tutto il mondo, indebolendo potenzialmente la capacità dei governi di intraprendere azioni decisive in caso di recessione. Senza stabilità economica e sociale, i Paesi potrebbero perdere le risorse finanziarie, il margine fiscale, il capitale politico o il supporto della società necessari per affrontare importanti rischi globali.

Minacce climatiche e accelerazione della perdita di biodiversità

Il cambiamento climatico sta colpendo più duramente e rapidamente del previsto. Gli ultimi cinque anni sono in lizza per il record di temperature, i disastri naturali stanno diventando sempre più gravi e frequenti e lo scorso anno ha fatto registrare condizioni meteorologiche estreme in tutto il mondo. Ipotesi allarmanti prevedono che le temperature globali cresceranno di almeno 3° C entro la fine del secolo, il doppio del limite fissato dai climatologi per evitare le più serie conseguenze economiche, sociali e ambientali. Agli effetti a breve termine del cambiamento climatico bisogna aggiungere anche l’emergenza planetaria che include la perdita di vite umane, le tensioni sociali e geopolitiche e l’impatto economico negativo.

Per la prima volta nella storia del Global Risks Perception Survey, le preoccupazioni ambientali dominano la classifica dei rischi a lungo termine in fatto di probabilità tra i molteplici stakeholder del World Economic Forum; anche tre dei cinque rischi principali in termini di impatto sono ambientali). In base al sondaggio, il “fallimento delle misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici” rappresenta il primo rischio in termini di impatto e il secondo in termini di probabilità per i prossimi 10 anni. I membri della Global Shapers Community, componenti più giovani del Forum, mostrano una preoccupazione perfino maggiore, classificando i problemi ambientali come rischi principali sia a breve sia a lungo termine.

L’eterogenea rete di stakeholder del Forum valuta la “perdita di biodiversità” come secondo rischio per impatto e terzo per probabilità nei prossimi dieci anni. Il tasso di estinzione attuale è da decine a centinaia di volte superiore rispetto alla media degli ultimi 10 milioni di anni ed è in costante accelerazione. La perdita di biodiversità ha implicazioni critiche sull’umanità, dal collasso dei sistemi nutrizionali e sanitari all’alterazione di intere catene alimentari.

Conseguenze della frammentazione digitale

Attualmente, oltre il 50% della popolazione mondiale ha accesso a Internet, circa un milione di persone vi accede per la prima volta ogni giorno e due terzi della popolazione globale possiedono un dispositivo mobile. Sebbene la tecnologia digitale offra enormi vantaggi economici e sociali alla maggior parte della popolazione mondiale, questioni quali la disparità dell’accesso a Internet, l’assenza di un modello globale di governance della tecnologia e la scarsa sicurezza informatica pongono rischi significativi. Anche l’instabilità geopolitica e geoeconomica, tra cui la possibilità di uno spazio informatico frammentato, minacciano la piena realizzazione di tutto il potenziale delle tecnologie di prossima generazione. Gli intervistati ai fini del sondaggio hanno indicato l'”interruzione delle infrastrutture di informazione” come il sesto rischio per impatto nei prossimi anni fino al 2030.

Nuove pressioni sui sistemi sanitari

I sistemi sanitari mondiali corrono il rischio di diventare inadeguati allo scopo. Le nuove vulnerabilità provocate dal cambiamento dei modelli sociali, ambientali e tecnologici minacciano di annullare gli straordinari progressi in termini di salute e prosperità resi possibili dai sistemi sanitari nell’ultimo secolo. Le malattie non trasmissibili, come quelle cardiovascolari o mentali, hanno sostituito le malattie infettive come causa principale di morte, mentre la crescente longevità e i costi sociali ed economici per la gestione delle malattie croniche hanno messo sotto pressione i sistemi sanitari di molti Paesi. I progressi nei confronti delle pandemie sono minati dalla diffidenza verso i vaccini e dalla farmacoresistenza, che complicano sempre di più l’eliminazione definitiva di alcuni dei più feroci killer dell’uomo. Con il riaffiorare dei rischi sanitari conosciuti e l’emergere di quelli nuovi, i successi passati che hanno consentito di superare le sfide sanitarie non garantiscono risultati futuri adeguati.

Serve cooperazione tra gli stakeholders

“Il panorama politico è polarizzato, il livello dei mari si sta innalzando e il cambiamento climatico è ormai una realtà. Il 2020 deve registrare la cooperazione dei leader mondiali con tutti i settori della società, al fine di sanare e rafforzare i nostri sistemi di collaborazione, non solo per ottenere un vantaggio nel breve termine ma per poter affrontare i rischi comuni più profondamente radicati”, ha dichiarato Borge Brende, presidente del World Economic Forum.

Sono i giovani i più preoccupati

Per le generazioni più giovani, lo stato del pianeta è perfino più preoccupante. Il rapporto evidenzia la percezione di questi rischi da parte delle persone nate dopo il 1980, che classificano questi rischi ambientali con maggiore gravità rispetto agli altri intervistati, nel breve e lungo termine. Circa il 90% dei più giovani ritiene che le “ondate di caldo estremo”, la “distruzione degli ecosistemi” e le “conseguenze sanitarie dell’inquinamento” peggioreranno nel 2020, rispetto al 77%, 76% e 67% rispettivamente delle altre generazioni. Inoltre, i più giovani ritengono che entro il 2030 l’impatto dei rischi ambientali sarà più probabile e catastrofico.

L’attività umana ha già causato la perdita dell’83% di tutti i mammiferi allo stato brado e della metà delle piante che sostengono i nostri sistemi alimentari e le nostre condizioni sanitarie. Peter Giger, Group Chief Risk Officer, Zurich Insurance Group sottolinea la necessità urgente di un adattamento più rapido per evitare le conseguenze peggiori e irreversibili del cambiamento climatico e l’esigenza di un maggiore impegno per salvaguardare la biodiversità del pianeta:

“Ecosistemi differenti dal punto di vista biologico – continua Giger – sono in grado di assorbire grandi quantità di carbonio e offrono vantaggi economici enormi che si stima ammontino a 33 trilioni di dollari all’anno, ovvero l’equivalente della somma del prodotto interno lordo di Stati Uniti e Cina. È fondamentale che le aziende e i policy maker adottino più rapidamente la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e passino a modelli di business più sostenibili. Stiamo già assistendo all’annientamento di aziende che non sono state in grado di allineare le proprie strategie ai cambiamenti nelle preferenze dei clienti e delle politiche. I rischi della transizione sono concreti e ognuno deve fare la sua parte per mitigarli. Non si tratta esclusivamente di un obbligo economico, è semplicemente la cosa giusta da fare”.

È necessario un pensiero a livello sistematico per confrontarsi con i rischi geopolitici e ambientali incombenti e con le minacce che altrimenti potrebbero essere trascurate.

“Assistiamo a un aumento delle pressioni sulle aziende da parte di investitori, autorità di regolamentazione, clienti e dipendenti perché dimostrino la loro resilienza alla sempre maggiore volatilità climatica – dichiara John Drzik, Presidente di Marsh & McLennan Insights – I progressi scientifici consentono di generare modelli più precisi dei rischi climatici e integrarli quindi nei processi di gestione del rischio e nelle pianificazioni aziendali. Gli eventi di importanza elevata, come gli incendi divampati recentemente in Australia e California, stanno spingendo sempre di più le aziende ad adottare misure contro il rischio climatico affrontando al contempo rischi informatici e geopolitici di notevole entità”.

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