Coronavirus e crisi economica, un aiuto potrebbe arrivare dai cat bond

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Coronavirus e crisi economica, un aiuto potrebbe arrivare dai cat bond.

Se una percentuale intorno al 3% delle attività finanziarie negoziate a livello mondiale fosse investita in cat bonds, gli emittenti del titolo stesso (Compagnie di Assicurazione Private  ma anche la World Bank), si troverebbero fino a mille miliardi di euro di risorse disponibili per far fronte ad un rischio globale come, ad esempio, il rischio pandemia da coronavirus.

Di più, questi mille ipotetici miliardi investiti in cat bonds sarebbero stati sottratti a quanto “bruciato” dalle borse valori in questi primi due mesi di pandemia e trasferiti integri a soggetti danneggiati, perchè il prezzo del cat bond è decorrelato dall’andamento dei mercati finanziari, potremmo dire quasi “immunizzato” dal verificarsi di eventi tipo Cigno Nero.

Questo scenario attualmente di fantasia, è assolutamente plausibile, in quanto anche il mondo della finanza e delle assicurazioni post-pandemia, dovrà avere visioning, responsabilità, mutualità ed azione concertata a livello globale, in linea con quanto accadrà nel nuovo paradigma economico collaborativo del mondo post-crisi

Che cosa sono i cat bond

Il cat bond è un prodotto finanziario indipendente dall’andamento del mercato finanziario nel suo complesso, sia azionario che obbligazionario. Quale sarebbe il vantaggio di un titolo il cui prezzo non è influenzato da alcun fattore psicologico, per il quale nulla valgono i recenti assiomi della psicologia economica e della finanza comportamentale?

Semplicemente immensi, pensiamo ad esempio al rally  del mercato mobiliare italiano ed europeo in questi giorni ed all’impennata dello spread o differenziale di rendimento. Il premio al rischio che gli emittenti italiani di cat bonds dovrebbero riconoscere agli investitori rimarrebbe sostanzialmente lo stesso. Perché?

Perché questo prodotto, con un nome un po’ evocativo se declinato in italiano, ovvero Obbligazione Catastrofe, esiste già dai primi anni 90, ed ha trovato una diffusione negli Usa ed in Giappone. Il Cat Bond, mi si perdoni l’inglesismo che utilizzo per esclusivi scopi pratici, ha queste caratteristiche peculiari , ovvero  il suo rendimento non è legato a fattori economici e finanziari, ma esclusivamente ad aventi naturali quali terremoti, uragani, ed epidemiologici.

Nella sostanza , il cat bond è una obbligazione di durata 2-4 anni, con un rendimento che è inversamente correlato al verificarsi di una catastrofe naturale: se nella vita del titolo non si verifica o si verifica in modo non significativo un evento come una alluvione o un terremoto, su un determinato territorio, ad esempio entro i confini geografici dell’Italia, il bond paga ogni anno una cedola , mettiamo il 3% all’anno , ed a scadenza rimborsa il nominale così come ogni normale obbligazione. Nel caso invece si verifichi un evento importante , come i recenti eventi sismici degli anni 2016-2017, o come il terremoto dell’Aquila del 2008, la cedola ed a seguire il capitale vengono a ridursi , eventualmente anche a 0.

cat bond

Per “costruire” un cat bond c’è prima di tutto bisogno di una serie storica di dati abbondante e significativa. Nel nostro paese, come bene argomenta L’ISPRA (autrice del grafico in incipit), l’abbiamo per le frane e per le alluvioni , meno per i terremoti.

A livello mondiale vi sono analisti specializzati, quali Air (Applied Insurance Research ) Worldwide, Eqcat , Rms (Risk Management solutions), e fonti di dati autorevoli ed affidabili quali emdat.be . Per i dati epidemiologici, l’OMS, L’Istituto Superiore di Sanità e la Bill & Melinda Gates Foundation  per citarne alcuni

Il rendimento o premio al rischio del catbond è direttamente correlato alla probabilità che si verifichi un certo evento , di tipo naturale, e prevede che chi emetta il titolo, sia disposto a pagare un extra-rendimento, o spread, che dipende esclusivamente dall’andamento di fenomeni naturali. In questo, senso, il catbond va anche contro l’appiattimento dei rendimenti obbligazionari che hanno generalmente caratterizzato i mercati finanziari degli ultimi anni .

Ma vediamo perché la diffusione del catbond può essere di grande interesse. In primis consideriamo il punto di vista di un investitore, ad esempio un fondo di investimento o un fondo pensione, sia italiano che estero. Dal punto di vista della volatilità del portafoglio titoli, ed in accordo con la teoria della frontiera efficiente, per un investitore,

detenere una minima quantità di catbond , mettiamo tra l’1 ed il 2%, aumenta il rendimento atteso del portafoglio e ne diminuisce il rischio , dello stesso, ovvero lo rende più stabile ed affidabile, poiché il catbond è uno zero beta asset, ovvero indipendente dall’andamento degli altri titoli che compongono il portafoglio stesso.

I catbond potrebbero entrare a far parte anche dei fondi pir-compliant, di gran moda in questo momento, sia perché legati ad effetti positivi sul sistema italia nel suo complesso, e sia perché contribuirebbero per la loro natura a far diminuire il potenziale di rischio e di speculazione  del mercato dei pir, dove si sono riversati , fino ad ora, livelli di capitali di molto superiori alle aspettative.

Dal punto di vista di chi emette il bond, ad esempio una Compagnia di Assicurazioni, il catbond costituisce di fatto una copertura auto-assicurativa dei rischi catastrofali, ovvero spiegandoci e semplificando notevolmente, i capitali incassati dalle Compagnie costituirebbero le riserve da utilizzare per far fronte al pagamento di polizze che coprono gli stessi rischi, come ad esempio il crollo di una casa dovuto a terremoto o frana causata da alluvione. L’emissione del catbond costituirebbe inoltre un sistema più economico di copertura e trasferimento di un rischio da parte delle compagnie di assicurazione, rispetto al costo della riassicurazione, ovvero della assicurazione che tutti gli assicuratori stipulano  con un altro soggetto , le compagnie di riassicurazione, per ri-coprirsi a cascata dai rischi che assicurano direttamente.

La diffusione dei catbonds è direttamente proporzionale alla diffusione delle polizze rischi catastrofali

Dal punto di vista del privato cittadino , il catbond costruirebbe specularmente la possibilità di trovare , ed a costi non eccessivi, una polizza di assicurazione che lo copra per i rischi terremoto ed alluvione. Facciamo l’esempio di Genova, dove,   la frana e lo smottamento del terreno , sono rischi non coperti dalle compagnie per buona parte del territorio  del capoluogo ligure. Supponiamo che Generali e Reale Mutua emettano un catbond che copre il rischio idrogeologico, ad esempio per tutta la liguria. Prima ed immediata conseguenza positiva è che le stesse compagnie mettono a disposizione una assicurazione sul rischio idrogeologico che prima non c’era, o era difficile da reperire o aveva costi elevati. In secundis, se si verifica una alluvione, le compagnie rimborsano i danni con una parte degli introiti derivanti dalla vendita del catbond. Agli investitori , sul versante opposto, non viene pagata in tutto o in parte la cedola o, nei casi più gravi parte del capitale investito. Il disastro , in questo secondo caso, deve essere veramente ingente,  vi sono  per esempio catbond legati agli eventi sismici del 2015-2016, che hanno comunque conservato il loro valore capitale.

Facciamo un ulteriore esempio: grazie al catbond che copre gli eventi sismici del centro italia, posso, ad esempio,  assicurare ad un costo di 300 euro la mia casa, situata in un paesino dell’Umbria o del Lazio . Mettiamo che io stesso investa 10000 euro nel catbond “sisma Umbria” , con cedola 3% anno  (omettendo per semplicità gli aspetti fiscali). Se durante i 4 anni di vita del catbond non si verifica (come tutti ci auguriamo, per carità!!!) alcun evento sismico, con la cedola del catbond pago il mio premio assicurativo (ovvero il costo della mia assicurazione contro i terremoti). Se si verifica un evento serio, non incasserò la mia cedola e forse non mi verrà rimborsata parte del catbond, ma sarò indennizzato per , facciamo il caso, 100.000 euro, che mi permetteranno di ricostruire la mia casa.

Le compagnie stesse potrebbero occuparsi della ricostruzione ove possibile, invece di corrispondere indennizzi in denaro, tramite imprese da loro controllate e con loro convenzionate, con società di service, come già accade per le polizze che offrono servizi reali (come carpentiere, imbianchino, idraulico) .

Cìo innesterebbe comportamenti virtuosi da parte degli assicurati e ridurrebbe il rischio frodi (per dirla in termini assicurativi il moral hazard), oltre ad accelerare i tempi di ricostruzione.

Sarebbe pura utopia pensare che i catbonds possano in qualche modo proteggere dai rischi catastrofali tutto il territorio nazionale, o, come più correttamente dal punto di vista finanziario, cartolarizzare e securitizzare i rischi naturali del nostro paese ma un urgente ragionamento andrebbe fatto, anche da un punto di vista economico più ampio, ovvero tutto  il territorio italiano è forse quello che più di ogni altro al mondo è meritevole di tutela, per la densità e la qualità del patrimonio paesaggistico, che dal punto di vista delle opere d’arte in senso lato, circa il 60% di tutto quello che c’è sul pianeta. (55 siti Unesco nel 2019).

Diciamo che già sarebbe un risultato stratosferico se i catbond “cartolarizzassero” un 10% del rischio sismico ed idrogeologico nazionale , con , specularmente, una copertura assicurativa del 10%, sarebbe comunque il 500% di quanto si faccia attualmente e si innesterebbero circoli virtuosi sull’economia nazionale, con importanti ricadute su settori come l’edilizia.

Siamo ancora lontani anni luce da una consapevolezza finanziaria ed anche da una penetrazione dello strumento assicurazione sulla casa in italia, ma, proprio per questo le potenzialità dello sviluppo di questo strumento sono immense

Cat Bond di Stato

Inoltre, non è detto che tutto ciò debba essere messo su dal settore privato. In alcuni stati usa, Messico, Turchia, sono stati creati consorzi di assicurazione statali. Ad esempio, un cat bond di stato avrebbe potuto essere utilizzato a copertura parziale dei danni atmosferici di novembre 2019, per i quali il governo ha dovuto stanziare 11 miliardi, di cui uno per la sola città di Venezia.

Il cat bond più grosso è stato emesso infatti dalla world bank , per un valore di 1.4 miliardi di dollari a copertura del rischio sismico di alcuni paesi del Sudamerica.

Nulla osta che il cat bond non possa essere un atipico titolo di stato o che lo Stato non diventi lui stesso assicuratore anche se al momento non si è manifestata particolare sensibilità al problema.

Ma i recentissimi accadimenti, che evidenziano il fabbisogno  della manovra finanziaria a copertura conseguenze coronavirus, portano il cat bond ad essere nuovo potenziale protagonista, sia a livello Paese, che a livello Unione Europea, in quanto un ipotetico catbond-Cce potrebbe essere visto come strumento per il reperimento di liquidità nel mercato finanziario mondiale sinergico ed alternativo all’ESM (European Stability Mechanism) .

Proprio in questi giorni, dovrebbero scattare le clausole di pagamento (trigger) di due cat bond emessi dalla banca mondiale , il cui capitale facciale , azzerato nel portafoglio degli investitori per il verificato evento pandemia da coronavirus, sarà canalizzato dalla banca stessa, verso paesi gravemente colpiti della pandemia stessa ( purtroppo non l’Italia).

Una sistematica emissione di cat bond pubblici concertata a livello di politica monetaria e finanziaria internazionale, potrebbe contribuire a rifondare  un sistema finanziario internazionale post crisi  più stabile, in grado di favorire un quadro di ripresa economica  con minore incertezza, di mantenere più alta l’aspettativa di crescita da parte di tutti gli stakeholders mondiali. E’ una chance reale che i politici dovrebbero prendere in considerazione.

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Stefano Marotta

Stefano Marotta

Laurea in Bocconi sui modelli alternativi di innovazione tecnologica. Negli anni '90 al Settore Innovazione del CENSIS (Roma) e poi a databank consulting di Milano, con ricerche sulle tlc avanzate e sulla multimedialità. Dal 1995 a tuttora intermediario assicurativo con propensione agli studi innovativi e sul welfare privato. Uno dei primi assicuratori in Italia a seguire realtà operanti nel digitale

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