Coronavirus e gli impatti sull’ecosistema sinistri

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Coronavirus e gli impatti sull’ecosistema sinistri.

Stiamo assistendo nostro malgrado ad un’emergenza sanitaria che non è in grado di trovare precedenti negli ultimi decenni. Essendo così, quasi portati a domandarsi dove sia finita l’invincibilità tecnologica che ha recentemente guidato i nostri pensieri tra il futuro delle assicurazioni.

Poi però, se proviamo un attimo a tirare il fiato, ci rendiamo conto che la tecnologia stessa sta contribuendo a non far sprofondare completamente il mercato, salvando alcune delle nostre aziende (anche se ancora non ci è dato saperlo per assoluto) dall’oblio. Infatti, rispetto a qualche decennio fa, lo smart working è già una realtà per molte aziende da anni, mentre per altre lo è dovuto diventare. Tra i best case possiamo notare Axa Italia, che come si può leggere in un post di Patrick Cohen – ceo Axa Italia: “Da settimane il 100% dei colleghi di Axa Italia lavora in #smartworking. E’ bellissimo vedere lo sforzo straordinario di tutte le squadre per servire i nostri Clienti in condizioni così difficili per essere più che mai il loro Partner”.

Certo, un settore privilegiato in questo particolare caso quello assicurativo (per lo meno in termini di possibilità di adottare metodologie di lavoro agile si intende). In ogni caso è importante anche tenere conto di tutti i business “satellite” dell’industria assicurativa e dell’impatto che sta avendo su quest’ultimi il “non poter avere contatti con gli altri”. Esempio lampante è quello legato alla rete distributiva (e.g. broker e agenti) o a quella di gestione dei claim, dove gli impatti economici si trovano tra periti e liberi professionisti che orbitano intorno all’ecosistema dei sinistri di una compagnia.

Per capire meglio le dinamiche tra nell’ambito claim, abbiamo fatto qualche domanda a Luca Venturella, tra i fondatori di Easy Claims, che ormai dal 2017 opera sul mercato italiano con una soluzione di video perizia, la quale abilita i professionisti dei sinistri ad effettuare da remoto gli accertamenti.

Alla domanda sul ruolo che lo strumento video sopralluogo ha giocato prima dell’emergenza sanitaria e che sta giocando in queste settimane, Venturella dice:

“Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’adozione delle soluzioni di video perizia, che nei più efficienti modelli operativi peritali, riusciva a veicolare il 25% del carico totale dei sinistri di massa su un accertamento da remoto delle circostanze del sinistro. Questo dato era governato da 2 principali fattori: (i) le circostanze del sinistro come ad esempio la copertura di rete e/o l’età anagrafica dell’assicurato, (ii) l’approvazione da parte delle mandanti a far eseguire le video perizie alle strutture peritali. Questi due fattori, in particolar modo il secondo, hanno sempre rappresentato un cap max allo sviluppo di questa soluzione sul mercato.”

Continua Venturella: “Inizialmente, l’approvazione all’utilizzo di questi strumenti veniva a volte data alle strutture peritali su “zone pilota” della penisola, le quali fungevano da test per comprendere le performance della nuova soluzione e l’impatto sui driver di performance chiave dei sinistri delle compagnie (es. costo medio e tempi di liquidazione dei sinistri). Con l’emergenza sanitaria sopraggiunta è diventato invece un vero e proprio asset quello della video perizia, grazie alla quale (nonostante il numero di incarichi alle strutture peritali abbia subito una riduzione drastica) abbia abilitato le strutture peritali della penisola a non fermare completamente il business, ma a procedere con un’operatività da remoto”

Naturalmente viene da chiedersi quanto sia importante, adesso che gran parte delle perizie viene svolta da remoto, avere una sorta di certificazione sui fotogrammi scattati in video perizia. Venturella dice: “Molto importante il tema certificazione. Abbiamo già nel 2019 avviato dei tavoli di lavoro proprio per analizzare possibili soluzioni smart. Molti clienti ci richiedevano un foglio che certificasse le perizie effettuate, ma abbiamo ritenuto che potesse essere più sensato utilizzare delle marche temporali. Così, abbiamo inserito all’interno delle progettualità la possibilità per il perito di registrare sulla rete blockchain Scrypta i codici hash (univoci) delle immagini scattate in video perizia, utilizzando così il beneficio della notarizzazione che questa nuova tecnologia abilita.”

Ha validità legale questa soluzione di notarizzazione su blockchain? “Anche se la legge già prevede l’equivalenza tra i registri distribuiti, come la blockchain, e le classiche marche temporali, al momento ancora non è valida legalmente, poichè l’AgID [Agenzia per l’Italia Digitale, ndr] non ha ancora rilasciato le linee guida che dovrebbero chiarire tutti i punti sull’argomento.”

Naturalmente il contributo delle riprese video da remoto in questo momento storico non riguarda solo la mera gestione dei sinistri, ma anche il teleconsulto sanitario e più in generale l’assistenza medica da remoto. Ne è un esempio il recente bando di gara indetto dal Governo italiano, dove si legge la ricerca di: “App e soluzioni tecniche di teleassistenza per pazienti a domicilio, sia per patologie legate a COVID-19, sia per altre patologie, anche di carattere cronico. Rientrano in questo ambito app e chatbot per l’automonitoraggio delle condizioni di salute, rivolte a tutti i cittadini o solo ad alcune fasce (come i soggetti sottoposti a isolamento fiduciario).”

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