Cosa incidono di più sulle nostre decisioni: i fattori interni o i fattori esterni?

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Cosa incidono di più sulle nostre decisioni: i fattori interni o i fattori esterni?

È stato dimostrato che sulla nostra personalità e quindi sulla nostra volontà di prendere una decisione incidono per il 75% i fattori esterni e solamente per il 25% i fattori interni.
Potremmo ricollegare questa statistica alla razionalità dei risparmiatori per cui il 25% è razionale, ossia prende una decisione partendo dai propri bisogni e obiettivi, sempre dando per scontato che sia in grado di elaborarli correttamente, mentre il 75% è influenzato da motivi esterni siano essi sociali come l’appartenenza a un gruppo o una categoria, oppure da fenomeni che gli sono familiari o stereotipi, classico errore cognitivo di rappresentatività.

Ti faccio un esempio: stiamo vivendo un momento molto difficile da tutti i punti di vista, potremmo approfittarne come abbiamo fatto nel precedente lockdown e stare a casa a leggere un libro, dipingere casa, fare esercizi fisici, aperitivi virtuali, una passeggiata e invece, nonostante la situazione sia ben più critica rispetto ad un anno fa, abbiamo comportamenti del tutto sbagliati (processo interno) e diamo la colpa ai politici, ai vecchi o ai laboratori (processo esterno).
Come pensiamo di poter cambiare la situazione? Evitando assembramenti cambiando il nostro comportamento (processo interno) o cambiando la classe politica e cercare la salvezza in nuovo governo che ci salverà (processo esterno).

Un errore cognitivo è anche quello di avere una idea sulla capacità di una persona per determinati meriti e traslare questa capacità in altri contesti, come spesso accade in televisione, dove i cantanti sono chiamati a parlare di calcio o calciatori diventano prime donne nelle rassegne musicali. Oppure come nel caso di Michael Jordan, quando ha smesso con il basket per giocare a baseball, le aspettative erano altissime o Valentino Rossi quando doveva passare in Formula 1.

Vado contro corrente, l’idea della zona arancione scuro mi piace, sarebbe facile descriverlo come un escamotage per dire ai negozianti non chiudete, ma evito ai clienti di uscire di casa, è sicuramente contradditorio e non lo scrivo con ironia.

Thaler ci insegna che le motivazioni per prendere una decisione sono di tre tipi: razionale, impositivo o mediante una spinta gentile per tutti quelli che hanno bisogno di un agente pianificatore.

Sicuramente la zona gialla richiede grande senso civico che le immagini smentiscono, non siamo in grado di comportarci in maniera razionale, se non per noi, per gli altri, la zona rossa è una decisione arbitraria che non vogliamo altrimenti insorgiamo e scendiamo in piazza come successo in Olanda, forse il paese con il più alto senso civico che conosciamo. L’arancione non ha funzionato, lo dicono i dati

In questo senso, l’arancione scuro, è una spinta gentile, per cui prima che venga nuovamente chiuso tutto arbitrariamente con la zona rossa, prova a comportarti in maniera consapevole, mantieni le distanze dalle tue percezioni esterne, anche se il virus è stato fatto in laboratorio, c’è e ti è incredibilmente vicino e lo puoi trasmettere ai tuoi cari.

La pianificazione finanziaria assicurativa parte dal presente e deve proiettarti nel futuro e bisogna porsi questa domanda: quali sono le tue preoccupazioni e i tuoi impegni nei prossimi 12 mesi o dieci anni?

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Michele Clementi

Michele Clementi, dopo circa 15 anni di consulenza finanziaria per Azimut, ha deciso di lasciare la vendita e si è dedicato interamente a quella che era fino a quel momento una passione: la formazione. Professore a contratto presso l’Università di Bologna Facoltà di Statistica e docente professionista per i principali istituti di credito dal 2004, per materie finanziarie, assicurative e comportamentali. https://www.percorsofinanza.it/

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