Cyber risk, dipendenti da remoto poco protetti

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Cyber risk, dipendenti da remoto poco protetti.

Lavorare su dispositivi personali è diventato una necessità per i dipendenti di alcune piccole aziende durante la pandemia di coronavirus. Ciò non toglie che, indipendentemente dalle misure di isolamento imposte dal Covid-19, questa pratica sia considerata utile per le aziende, perché permette ai dipendenti di lavorare in qualsiasi momento e ovunque e consente ai datori di lavoro di risparmiare sulle attrezzature. Tuttavia, oltre ai vantaggi per il business, le aziende devono anche preoccuparsi di proteggere questi dispositivi dai rischi informatici, in modo che i dati aziendali sensibili e i dati dei clienti memorizzati su di essi rimangano al sicuro e i dipendenti possano lavorare senza tempi di inattività provocati da ransomware o altre infezioni da malware.

Un recente studio di Kaspersky ha messo in luce che durante la pandemia, il 62% dei dipendenti italiani delle piccole imprese, e il 57% in media nei Paesi coinvolti nella ricerca, non ha ricevuto dispositivi aziendali dai propri datori di lavoro. Questo dato scende in Italia al 51% se consideriamo i dipendenti di tutte le tipologie di aziende e al 45% in media in tutti i Paesi esaminati. Sebbene per alcune organizzazioni possa essere l’unica opzione per mantenere la propria attività, solo un terzo del personale delle piccole imprese (34%), il 26% per quanto riguarda l’Italia, ha risposto di aver ricevuto indicazioni sui requisiti di sicurezza IT per lavorare in modo sicuro sui dispositivi personali.

Queste indicazioni potrebbero includere, ad esempio, l’installazione di una soluzione anti-malware eseguita da un utente o fornita dall’impresa, l’utilizzo di password forti e univoche su dispositivi e router WiFi e l’aggiornamento regolare dei sistemi operativi dei dispositivi al fine di ridurre i rischi connessi a vulnerabilità non identificate.

Avere istruzioni di questo tipo è diventato ancora più necessario negli ultimi tempi, dato che il 42% dei dipendenti italiani delle piccole imprese e il 35% per tutti i Paesi intervistati ha ammesso di aver iniziato a memorizzare una maggiore quantità di informazioni aziendali rilevanti sui propri dispositivi di casa, oltre che nei servizi personali di cloud storage (24% dei dipendenti italiani, 25% del campione totale).

“Le piccole imprese possono trovarsi in circostanze difficili e la loro priorità è salvare la loro attività e i loro dipendenti nel corso del periodo di isolamento. In un momento del genere, la sicurezza informatica potrebbe passare in secondo piano. Tuttavia, implementare anche solo le misure IT di base può ridurre le possibilità di infezione da malware, la compromissione di pagamenti o la perdita di dati aziendali. Come hanno già raccomandato molti esperti di cybersecurity, le aziende possono condividere le conoscenze con i loro dipendenti per aiutarli a mantenere i loro dispositivi sicuri. Naturalmente, queste misure devono essere seguite non solo durante l’isolamento a casa ma anche dopo e in generale quando il personale lavorerà da remoto”,ha dichiarato Andrey Dankevich, Senior Product Marketing Manager, B2B Product Marketing di Kaspersky.

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