Cybersecurity, in Italia il 38% preferisce affidarsi all’Intelligenza Artificiale

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Cybersecurity, in Italia il 38% preferisce affidarsi all’Intelligenza Artificiale.

Palo Alto Networks, società attiva nella cybersecurity, ha condotto un’indagine a livello globale, in collaborazione con YouGov, e con il supporto della dottoressa Jessica Barker, psicologa esperta nella natura umana della cybersecurity, per analizzare le percezioni degli utenti in tema di sicurezza IT e fiducia generale nella tecnologia.

La ricerca “Trust In The Digital Age” ha coinvolto 10.317 persone, di cui 1.021 italiane, per realizzare una panoramica dettagliata delle abitudini e dei comportamenti umani quando si utilizza Internet e della conoscenza e consapevolezza delle misure di protezione da mettere in atto per navigare in modo coscienzioso e sicuro, senza rischi per i dati.

La prima domanda relativa all’attribuzione delle responsabilità di sicurezza segna subito una differenza tra l’Italia e il resto del campione. Gli italiani, infatti, sono gli unici in Europa che preferirebbero affidare la propria sicurezza a Intelligenza Artificiale, algoritmi e macchine intelligenti (38%). A livello europeo (Italia inclusa), invece, una media del 36% ha maggiore fiducia nell’uomo, al quale affiderebbe la responsabilità della gestione della protezione della propria identità e informazioni.

“L’Intelligenza Artificiale ricopre un ruolo fondamentale nella cybersecurity, supportando a individuare e bloccare le violazioni, grazie a nuove capacità che il cervello umano semplicemente non è in grado di sviluppare,” sottolinea Greg Day, VP e CSO EMEA di Palo Alto Networks. “È incoraggiante vedere una riduzione del divario tra cybersecurity gestita da IA e risorse umane, e la crescente accettazione della IA a supporto della propria sicurezza. Ci auguriamo che in futuro siano ancora più numerose le persone che vorranno affidarsi a controlli di sicurezza realizzati dalle tecnologie.

Cybersecurity, italiani attenti ai dati

Proprio grazie alle tecnologie disponibili, il 49% degli italiani può dedicare meno tempo e preoccupazione alla sicurezza dei propri dati, e lo stesso vale per gli altri paesi europei, con una media del 43% che si mostra fiduciosa.

Il 60% degli italiani sta facendo tutto il possibile per evitare di perdere dati personali. Questo comportamento attento e consapevole è condiviso anche in Europa, con una media del 66% dei rispondenti. Si tratta di un’attenzione che forse deriva anche dall’ansia causata dall’incertezza sui metodi per proteggere i dati online (40% sia in Italia che in media in Europa).

“Questi dati non stupiscono, anche se forse dovrebbero,” sottolinea Mauro Palmigiani, Country General Manager Italia, Grecia & Malta di Palo Alto Networks. “In Italia la fiducia nella sicurezza intrinseca alla tecnologia è molto alta, ed affidarle la protezione della propria vita digitale è ormai una consuetudine. Questo però è pericoloso: noi concordiamo sul fatto che la tecnologia offra i livelli di sicurezza adeguati ai nostri tempi, ma solo implementando le corrette best practices con la migliore tecnologia, integrata, automatizzata e orientata alla prevenzione. L’impegno del 60% degli intervistati è un patrimonio da valorizzare ed espandere attraverso un maggiore livello di formazione e di consapevolezza.”

Alla domanda relativa alla responsabilità della protezione dei dati, che consentiva risposte multiple, in Italia il 43% si sente direttamente responsabile, il 32% la attribuisce invece alle forze dell’ordine, il 30% la considera un compito degli Internet provider e il 24% degli operatori di rete mobile.

Cybersecurity, pochi gli italiani colpiti da un attacco informatico

Un dato decisamente positivo emerso dall’indagine è che, nonostante la miriade di tentativi di violazione e furto di dati ben noti alle cronache, il 55% degli italiani dichiara di non essere mai stato coinvolto in un attacco informatico. Chi invece ne è stato vittima, segnala tra i vari danni subìti: furto di identità (10%), perdita economica (10%), perdita di dati (10%) e richiesta di riscatto (8%). “È sicuramente positivo notare come il 60% degli italiani intervistati dedichi tempo e risorse per proteggersi in modo adeguato online e che oltre la metà non abbia mai subìto un attacco hacker,” sottolinea Umberto Pirovano, Manager, Systems Engineering Italia, Grecia, Cipro e Malta di Palo Alto Networks. “Tuttavia, un dubbio purtroppo resta. Molte persone considerano gli hacker quasi delle figure remote, che operano da luoghi lontani dalla propria cerchia di lavoro e vita privata, e per questo pensano di essere protetti, di non poter diventare bersaglio dei cyber criminali. Gli esperti di sicurezza sanno che gli hacker utilizzano tecniche molto sofisticate, con malware che agiscono in modo silenzioso, per realizzare data breach senza che gli utenti se ne rendano conto. Ci auguriamo che la protezione sia realmente adeguata e preventiva, ma non bisogna mai abbassare la guardia, anche quando sembra di sentirsi al sicuro.”

“Il fattore umano è una componente importante nella protezione aziendale, ma spesso viene considerato l’anello debole della sicurezza. A volte gli utenti aprono link e allegati pericolosi per curiosità, senza essere consapevoli dei rischi reali che possono correre. È quindi fondamentale che le aziende dedichino tempo e risorse alla formazione del proprio personale, per illustrare tecniche e metodologie del cyber crime e insegnare a proteggere se stessi e l’organizzazione in modo adeguato,” conclude Mauro Palmigiani.

Cybersecurity, l’opinione sulle tecnologie IoT

La ricerca a livello globale ha messo in luce anche opinioni diverse sulla percezione delle tecnologie Internet of Things (IoT), come ad esempio dispositivi per la smart home e wearable: il 38% in EMEA li reputa sicuri, il 43% invece la pensa diversamente. I pareri divergono in modo importante nei vari paesi: l’l’IoT è percepita come maggiormente sicura negli Emirati Arabi (71%), per calare man mano in Germania (53%), Francia (48%) e Regno Unito (46%). L’Italia si colloca esattamente a metà classifica, con il 49%

Temi come privacy dei dati ed etica stanno diventando più comuni, e Jessica Barker sottolinea che “non stupisce vedere esitazione nell’adottare nuove tecnologie come IA e IoT, perché vi è sempre una certa reticenza ad abbracciare il cambiamento, anche quando si tratta di migliorare la qualità della propria vita. Telefono, treno e televisione hanno spaventato il pubblico quando sono stati inventati. Molte persone non sono consapevoli di come Intelligenza Artificiale e machine learning stiano già facilitando il nostro utilizzo della tecnologia, proteggendo i dati e prevenendo gli attacchi cyber. Questo perché lo fanno in un modo non invasivo per gli utenti. È interessante notare come la maggior parte dei partecipanti non ritenga l’IoT sicuro, però afferma che la tecnologia in generale la stia aiutando a sentirsi più protetti online. Le aziende di sicurezza dovranno impegnarsi a rispondere ai dubbi legati all’IoT in modo trasparente e chiaro.”

“La fiducia è importante nella cybersecurity e le persone desiderano essere coinvolte attivamente nella protezione online e adottano la tecnologia che li supporti. La conoscenza acquisita può essere trasferita ad altri aspetti personali e, soprattutto, lavorativi. È significativo notare come le persone appartenenti a una fascia di età più adulta abbiano un senso di responsabilità più forte rispetto ai più giovani. Questo può essere spiegato dalla maggiore esperienza e dalla possibilità di aver seguito corsi di formazioni sulla sicurezza in azienda,” conclude Jessica Barker.

Informazioni sulla ricerca:

Tutti i dati derivano dalla ricerca effettuata da YouGov Plc. Sono stati coinvolti 10.317 adulti, di cui 1.016 dai Paesi Bassi, 1.021 dall’Italia, 1.005 dagli Emirati Arabi, 1.041 dalla Francia, 1.953 dalla Svezia, 2.181 dalla Germania e 2.100 dal Regno Unito. La ricerca si è svolta online, dal 29 aprile al 16 maggio 2019. I dati sono stati ponderati e rappresentano la scelta di persone maggiorenni appartenenti ai differenti paesi.

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