Data strategy, assicurazioni in ritardo secondo uno studio

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Data strategy, assicurazioni in ritardo secondo uno studio.

Il mercato bancario e assicurativo si sta trasformando e i nuovi regolamenti costringono i player tradizionali a dare accesso ai loro dati, favorendo così l’ingresso di start-up fintech e insurtech o di attori che operano nella disintermediazione. Tutte queste nuove realtà, native digitali e fortemente data-driven, propongono customer experience più innovative ed accattivanti inducendo così le aziende già presenti sul mercato a rimodularsi. A fare una panoramica del mondo bancario e assicurativo dal punto di vista “digitale” e delle sue problematiche, ci ha pensato il white paper “Banca e assicurazione: i dati, chiave del successo di oggi e domani” realizzato dalla data science company Weborama in collaborazione con Axionable, società francese di consulenza specializzata in strategie di dati enterprise e intelligenza artificiale.

I risultati dell’indagine, a cui hanno partecipato più di 70 professionisti del settore bancario e assicurativo, rivelano che il 57% degli intervistati ritiene che il settore possa migliorare relativamente ai dati e che solo il 20% trova soddisfacente il livello di maturità del settore in ambito data. L’82% afferma anche che i player tradizionali sono in ritardo in termini di data strategy rispetto ai nuovi attori digitali e sempre un’alta percentuale (64%) ammette che la propria azienda non è adeguatamente supportata a livello di comunicazione interna in merito alla data strategy stessa.

Dal sondaggio è emerso anche come il 56% dei professionisti intervistati ritenga che offrire una disponibilità 24/7 e l’accesso in tempo reale ai servizi siano tra le principali aspettative dei clienti privati, puntando totalmente sulla costumer experience.

Dalla ricerca è risultato inoltre che i professionisti intervistati sono estremamente divisi sul ruolo ricoperto dai dati nelle strategie globali dei grandi gruppi bancario-assicurativi: il 51% ritiene che i dati godano già della considerazione che meritano mentre il 49% ha un giudizio decisamente più severo. Ma le divisioni non si fermano qui, infatti il 52% ritiene che il settore non stia andando verso una dematerializzazione totale, mentre il 48% prevede invece il diradamento delle agenzie fisiche a vantaggio di una relazione con i clienti gestita completamente online.

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