Fly zone o no-fly zone? Aeroporti sempre più affollati

droni

Fly zone o no-fly zone? Aeroporti sempre più affollati.

Può un pennuto di pochi kg impattare su un aereo quanto una tonnellata? Per le regole della cinetica (E= ½ m v2) purtroppo si: le velocità elevate e le masse in gioco hanno fatto del “Bird Strike” – ovvero lo scontro di un volatile contro un velivolo in particolare le turbine – un problema che ha accompagnato l’aviazione fin dai suoi albori.

Quando l’uomo “ha imparato a volare”, di fatto ha invaso uno spazio prima ad esclusivo appannaggio degli uccelli; di conseguenza “imparare a volare” ha significato anche progettare spazi e soluzioni capaci di rendere possibile la coabitazione.

Per gestire il fenomeno, che nella terminologia specialistica si classifica tra i casi di FOD – acronimo di Foreign Object Damage, cioè un danno provocato dalla collisione e/o ingestione di un oggetto estraneo nelle turbine/motori – le risposte sono state individuate in specifiche soluzioni di risk management.

Considerato che il rischio più alto si registra nelle fasi di decollo o di atterraggio (decollo 66%, atterraggio 19%, altro 15%, fonte IBSC), la problematica investe soprattutto gli aeroporti o le prossimità degli stessi.

Le campagne più efficaci di riduzione del rischio hanno incluso sia aspetti analitici e procedurali (dalle indagini ornitologiche ai monitoraggi) sia soluzioni dedicate (quali le pattuglie armate di dissuasori sonori o la falconeria).

Oggi le risposte diventano sempre più sofisticate: dai meccanismi di monitoraggio supportati da intelligenza artificiale ai droni-falco, capaci di allontanare migliaia di volatili dalle piste.

È il caso di dire “Drones keep the sky safe?”

Purtroppo, come spesso accade con l’uso delle nuove tecnologie, la risposta non può essere solo affermativa: i droni, ovvero velivoli radiocomandati a pilotaggio remoto, rappresentano una speciale categoria di oggetti volanti che ha prepotentemente e indebitamente occupato lo spazio aereo nel corso degli ultimi anni con risvolti non sempre positivi.

Lo si registra puntualmente nel solo Regno Unito: nel triennio 2016-2018 si è passati da 35 incidenti segnalati tra il 2013 e il 2015 a circa 290 a causa di droni utilizzati con intento doloso finalizzato a causare (quanto meno) disagi all’interno degli aeroporti.

Il crescente impiego dei droni per creare problemi e interferire con la sicurezza aeroportuale desta una profonda preoccupazione: la tecnologia dei droni è sempre più sofisticata e può dare origine a conseguenze rilevanti come il dirottamento dei voli e la chiusura degli aeroporti. È quindi essenziale comprendere quali siano le strategie di mitigazione del rischio più efficaci da mettere in atto per rispondere a questa temibile minaccia per il trasporto aereo.

Nuove sfide, nuove iniziative per fronteggiarle: esistono già, nel panorama di riferimento, documenti che forniscono indicazioni concrete e strategie per mitigare il rischio come, ad esempio, prevedere un unico punto di riferimento interno per le segnalazioni della presenza di droni e coinvolgere tempestivamente gli operatori aerei fin dal primo avvistamento, svolgere esercitazioni di emergenza ingaggiando su base regolare le parti coinvolte e soprattutto l’utilizzo di nuove soluzioni tecnologiche “anti-droni” come risposta fisica al problema che sono costantemente in evoluzione.

Resta intesa l’importanza di valutare, localizzare e comprendere il tipo di drone che ha violato lo spazio aereo, così come quella di gestire la comunicazione (e la reputazione) nei confronti dei vari interlocutori.

Quali dunque i criteri per regolare il traffico in aeroporti sempre più affollati? Se è vero che definire confini significa porre dei limiti, altrettanto vero è che regolare il perimetro di sorvolo – almeno per quanto riguarda i droni – significa progettare spazi e soluzioni perché l’uomo, alle prese con aeromobili senza pilota a bordo, possa imparare ancora a volare.

 

Francesco Alessi | Head of Aviation & Network Country Manager Willis Italy |

Seguici sui nostri canali social: Facebook Twitter 

Leggi tutte le nostre notizie cliccando QUI

The following two tabs change content below.

Willis Towers Watson

Willis Towers Watson (NASDAQ: WLTW) è una società leader a livello globale nella consulenza, nel brokeraggio e nell’offerta di soluzioni alle imprese e alle istituzioni di tutto il mondo, al fine di trasformare i rischi in opportunità di crescita. Nata nel 1828, Willis Towers Watson oggi conta 45.000 dipendenti in oltre 140 paesi e mercati.

Lascia un commento