Il 42% degli italiani teme gli effetti dell’intelligenza artificiale

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Il 42% degli italiani teme gli effetti dell’intelligenza artificiale

E’ opinione comune che la digitalizzazione sia inarrestabile e ineludibile. Tuttavia le imprese italiane sembrano non riuscire a tenere il passo.

Inoltre, manager e cittadini presentano un’idea molto diversa delle caratteristiche necessarie per un’azienda per essere innovativa: il coraggio di nuovi sentieri, creare discontinuità, recuperare valore dai fallimenti sono messi ai primi posti dai manager. La popolazione, invece, insiste decisamente di più sulla capacità di fare investimenti.

Tra entrambe le tipologie di intervistati emergono preoccupazioni rispetto ai processi di innovazione: perdita di lavoro, perdita di competitività. Per affermare una cultura dell’innovazione sarà importante quindi anche aiutare la popolazione a comprenderne le opportunità.

Sono questi alcuni dei risultati della ricerca condotta da SWG per EY, presentati in occasione dell’EY Capri Digital Summit 2019. Nella visione degli intervistati, innovazione e tecnologia non possono prescindere dalle persone che li veicolano. Ne consegue una visione del mondo e dell’umanità futura in grado di beneficiare delle opportunità offerte dall’intelligenza aumentata.

Dall’indagine emerge che il 94% di imprenditori e top manager ritiene che nel futuro, anche in Italia, nessuna impresa potrà prescindere dal fatto di avere un’elevata competenza e struttura tecnologica. La percezione è che la tecnologia nei prossimi 10 anni sarà impattante su tutti i settori. In particolare per i manager l’impatto tecnologico sarà forte soprattutto a livello di gestione dei dati e trattamento delle informazioni (42%), nella sanità (gestione dei data, genetica, biotecnologie) (36%) e nell’industria (automazione dei processi e dei controlli) (36%).

Un processo ineludibile quello tecnologico, che riguarda tutti, anche coloro che non vorrebbero esserne coinvolti, ma che in Italia sembra non procedere con la necessaria fluidità, anche nelle imprese.

Dichiara Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Noi crediamo che si possa cambiare ciò che non funziona, crediamo nella capacità di noi italiani di trasformare, di essere creativi, di ispirare, di motivare, di guidare ma soprattutto di lavorare con voglia di fare e ispirazione. Siamo noi che creiamo il cambiamento, collaborando e supportandoci. Oggi a Capri mi trovo a partecipare ad un incontro che sono certa porterà importanti spunti e cambiamenti. E come ho già avuto occasione di dire, il mio Ministero è aperto, con l’intenzione di percepire tutti gli input per lo sviluppo a livello di innovazione e digitalizzazione“.

Secondo la ricerca di SWG per EY, le aziende più innovative sono grandi multinazionali o grandi imprese internazionali, mentre le istituzioni pubbliche, le organizzazioni no profit oltre e le PMI procedono più lentamente nel percorso d’innovazione.

Infatti, per oltre il 70% sia di top manager sia dei lavoratori, le aziende italiane faticano ad accettare una cultura digitale d’impresa; inoltre, circa il 65% degli stessi hanno timore a investire in innovazione digitale. Per portare un contributo maggiore in termini d’innovazione è necessario cambiare l’approccio culturale dei manager (per il 62% degli imprenditori) e aumentare le competenze tecnologiche dei dipendenti (per il 40% della popolazione).

La capacità di innovare è legata a quella di generare comportamenti sostenibili, a conferma di come innovazione e sostenibilità costituiscano un binomio sempre più stretto.

L’innovazione non esiste senza le persone: dipende innanzitutto dall’attitudine dei manager, ma anche dalla capacità di formare i dipendenti e di sviluppare e aggiornare le proprie competenze.

L’innovazione tecnologica, intesa come concetto collettivo, è certamente una delle sfide più importanti che l’Italia dovrà affrontare nel prossimo futuro. Non si innova da soli, ma lavorando in ecosistema con imprese, Università e poli tecnologici, mettendo le idee a fattor comune e il cliente al centro. Tra le maggiori sfide legate all’innovazione, imprenditori e top manager indicano la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (55%) e l’adeguamento tecnologico delle imprese (36%).

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