Inclusione, sostenibilità e diversity: parole chiave dell’insurtech del futuro

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Inclusione, sostenibilità e diversity: parole chiave dell’insurtech del futuro.

Inclusione, sostenibilità e diversity. Sono state queste le parole chiave attorno a cui è ruotato l’ultimo evento dell’Insurtech Week, organizzato dall’Italian Insurtech Association in collaborazione con Fabbrica di Lampadine e inserito nell’ambito della Milano Digital Week. Parole chiave che, a detta di Simone Ranucci Brandimarte, founder e presidente di IIA, caratterizzeranno anche il settore insurtech nel 2021: “L’insurtech non nasce da un presupposto esclusivamente tecnologico, ma da un nuovo consumatore e da nuovi ecosistemi. Un consumatore che preferisce acquistare beni e servizi tramite canali digitali e vuole acquistare le proprie assicurazioni in modalità veloce, diretta e semplice. Il consumatore digitale oggi compone il 32% del totale target assicurativo, nel 2030 la percentuale raggiungerà l’85% e nel 2040 il 100%. Vi sono poi anche nuove esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi e quindi anche l’offerta deve evolvere”. Ranucci ha sottolineato il ritardo dell’Italia negli investimenti insuretch: “Questo è un problema perché l’industria assicurativa è molto importante, abbiamo già assistito alle altre rivoluzioni digitali che portano vantaggi per il consumatore e stravolgono le logiche di sistema, è molto importante quindi che l’Italia prenda atto di questa priorità e capisca come accelerare”. Per farlo, spiega Ranucci, bisogna lavorare sulla formazione, sulle normative e sulla cultura dell’innovazione: “L’Italian Insurtech Association è in prima linea su questo, nel supportare tutti coloro che investono nella digitalizzazione”.

Insurtech e Diversity

Dopo l’intervento di Ranucci si è aperta la prima tavola rotonda dell’evento dedicata al tema della diversity nel settore insurtech. Anche qui l’Italia sconta un ritardo rispetto gli altri Paesi. Un gap che secondo Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication and Staff Coordinator di Net Insurance,  è principalmente di mindset. “Il mondo assicurativo si porta dietro un gap storico in termini di diversity rispetto ad altri, l’Insurtech può in questo caso essere un acceleratore non solo di competenze, informazioni, nuovi prodotti ma può essere anche un acceleratore nel far sì che questo nuovo mindset si diffonda nel mondo del lavoro e soprattutto nel mondo assicurativo”.  L’analisi di Vignoletti è stata surrogata dai dati di un’indagine sulla diversity nel settore insurtech condotta dall’associazione Valore D insieme all’Italian Insurtech Association. Michael Carbone, Research and Knowledge Specialist presso il Centro Studi Valore D, ha snocciolato qualche dato: “La popolazione aziendale delle insurtech è composta al 48,1% da donne. Nella composizione del top management invece vediamo che circa 1/3 della popolazione femminile compone la prima linea aziendale, che è un dato leggermente migliore rispetto a quello che è costituito all’interno del nostro database index che invece sfiora il 24.9%. Queste informazioni ricalcano in maniera abbastanza precisa quella che è la letteratura contemporanea in ambito di diversità e inclusione”.

Telepass e l’ecosistema della mobilità

La seconda tavola rotonda ha avuto come argomento principale gli ecosistemi. Il primo a prendere la parola è stato Gabriele Benedetto, Ceo di Telepass. “Quando Telepass è nata, è nata con un concetto: far risparmiare tempo in una mobilità fatta prevalentemente dall’auto. Nel tempo abbiamo creato un ecosistema di servizi attorno all’auto grazie alla quantità enorme di dati generati dagli utenti. La mobilità quindi genera dati. Dati che ci hanno permesso e ci permettono di creare servizi per il cliente, perché secondo noi i dati appartengono al cliente.  Telepass non è un’assicurazione, non è un assicuratore. Noi siamo però in grado di generare servizi attorno alla mobilità e quando troviamo sul mercato partner che ci possono aiutare ad erogare il miglior prodotto siamo felici di collaborare”.

Innovare per crescere

Gianfranco Baldinotti, Ceo di Vittoria Hub, ha parlato invece di come si genera innovazione dentro un’azienda: “L’Innovazione non è altro che una nuova risposta ‘memorabile’ a un problema storico. La piramide dei bisogni di Maslow è del 1954, ma i bisogni degli esseri umani sono sempre gli stessi, sono le soluzioni che cambiano. Ed è in questo contesto che nasce lo spazio per l’innovazione. Per fare innovazione devo ragionare fuori dal contesto in cui mi trovo. Lo stesso deve fare l’azienda portando al suo interno un’esperienza nuova, diversa che ha già avuto un certo successo in un altro mercato. Questo è il modo più sicuro a nostro avviso per fare innovazione”.

Climate Change e Insurance Risk

Filippo Sirotti, Senior Director Offering Development di CRIFPaolo Gambetti, Senior Data Scientist di CRIF hanno invece affrontato la tematica legata al climate change e ai rischi connessi. “Nella percezione del rischio in termini di probabilità di impatto vediamo che il cambiamento climatico e i fenomeni atmosferici estremi si collocano ai primi posti su scala globale, proprio perché sono molto evidenti e provocano già gravi conseguenze – afferma Sironi – Le compagnie sono in prima fila nella gestione di questi rischi a fianco di imprese e famiglie e sono alla ricerca di offerte e strumenti nuovi per una migliore lettura dei rischi”. A questo proposito CRIF ha realizzato uno score di rischio per eventi meteo utilizzando più di 80 variabili che fanno riferimento a 3 categorie diverse di rischio

“La raffinatezza del dato di input – dichiara Gambetti – è l’ingrediente fondamentale per ottenere uno score di qualità. Vista la sofisticazione del modello è quindi indispensabile un lavoro continuo di aggiornamento anche rispetto alla fonte dei dati che vengono utilizzati. Per quanto riguarda il rischio metereologico partiamo da serie storiche fornite da diversi provider che arrivano fino ai 40 anni di misurazione. La profondità storica però da sola non è sufficiente, un altro aspetto importante è la granularità territoriale del dato, il livello di capillarità di misurazione del dato meteorologico. Grazie a nuovi strumenti tecnologici siamo arrivati a scale di meteo molto granulari anche inferiori ai 10km”.

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