Insurtech 2020: è tempo di bilanci

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Insurtech 2020: è tempo di bilanci.

Il 2020 è ormai agli sgoccioli ed è tempo di bilanci. Anche per il settore insurtech. A farli ci ha pensato l’Italian Insurtech Association organizzando un webinar svoltosi il 22 dicembre. Ad aprire i lavori è stato Simone Ranucci Brandimarte, presidente e co-founder dell’associazione, che ha tracciato un’analisi del mercato insurtech nell’anno che si sta per concludere e ha illustrato gli sforzi compiuti dalle società in ambito di investimenti in tecnologia, di digitalizzazione e di soddisfazione del consumatore digitale, ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato, quali sono stati gli elementi virtuosi di successo e come riuscire a ‘stappare’ lo sviluppo in modo definitivo nel 2021.

“ Partiamo con un’analisi di come si è svolto l’anno 2020. Primo: si ha un nuovo tipo di consumatore, cioè quello digitale. Secondo: oltre al consumatore digitale, c’è anche la presenza di nuovi attori, ovvero nuovi canali distributivi. Terzo: nuovi trend socio economici che generano un nuovo ecosistema e che a sua volta genera una nuova domanda assicurativa, che si va ad integrare sui canali digitali”. “Il Covid ha accelerato questo processo – continua Ranucci – la domanda è aumentata, ma l’offerta purtroppo rallenta. Il 2020 è stato un anno record sia in termini di investimenti in startup insurtech, ma anche per la crescita di alcuni player grandi o medio grandi”.

Dov’è avvenuto questo processo di investimento? Soprattutto negli Stati Uniti, l’Italia invece ha un ruolo di coda. Guardando al 2024 si prevede che nel mercato Usa verranno emesse digitalmente il 50% complessivo delle polizze. Percentuale che scende al 20% in Europa e al 28% in Asia. La domanda quindi crescerà.

“I numeri degli investimenti globali – avverte Ranucci – non rappresentano lo sviluppo della domanda, c’è un gap tra crescita della domanda e investimento nell’offerta”. In sintesi. Il consumatore digitale a fine 2020 ha trovato una domanda matura sia in termini di dimensioni che in termini di canali distributivi e nuovi ecosistemi, ciononostante l’offerta degli investimenti in tecnologia, polizze digitali, sperimentazioni e start up è sotto le attese. A questo proposito, l’Italian Insurtech Association presenterà nel febbraio 2021 l’Insurtech Innovation Index, un indicatore che permette di misurare il grado di innovazione del settore assicurativo”.

Dopo Ranucci, è stata la volta di Fabrizio Cardinali – Chief Innovation Officer di Vittoria Hub che ha iniziato il suo intervento contestualizzando il New Normal che stiamo vivendo: “Tutto ciò di cui stiamo parlando oggi  è relativo al particolare momento che stiamo vivendo, un momento molto pericoloso non solo a livello di business ma anche in generale, dove la parola chiave è resilienza, cioè la capacità di sopravvivere. Dobbiamo mappare l’innovazione partendo dal periodo in cui in Europa fu portata per la prima volta la pandemia passando per l’Italia. In quegli anni le repubbliche marinare erano il cuore del mondo, fu lì che venne inventato il concetto di Insurance. Milano fu l’unica città meno colpita, perché inventò la quarantena. Le pandemia fece scoppiare il check malthusiano (prima o poi l’uomo è destinato a ridursi per poi riespandersi) che portò a un new normal molto positivo, le persone si ridussero e cominciarono a concentrarsi sulla tecnologia. Ed è proprio in questo periodo che nasce anche il Rinascimento, un periodo prospero per le innovazioni assicurative. Ma soprattutto ci fu l’interdisciplinarità, cioè l’effetto Medici. Non bastava più essere innovativi, ma bisognava anche essere creativi. Per ricreare questo New Normal in Italia, bisogna investire sulla nostra creatività, sulla nostra capacità di innovare e creare un nuovo ecosistema cioè ricreare la bottega presente nel Rinascimento.  L’innovazione deve essere esponenziale, aperta, non vi deve esserci competizione ma cooperazione e bisogna sostenere l’early stage ed è proprio quello che vogliamo fare con Vittoria Hub”.

A seguire è intervenuto, Andrea Battista, Ceo di Net Insurance, che ha raccontato come ha vissuto questo 2020 e ha delineato quali sono le complessità riscontrate nell’ambito assicurativo e quali sono le opportunità per l’insurtech. “ Da un punto di vista strettamente concettuale, non potersi incontrare è uno straordinario spot alla necessità della digitalizzazione. La frustrazione è che nel breve periodo l’effetto freezing che la pandemia crea, vale per tutti. È evidente che questo shock che un anno fa nessuno avrebbe considerato, ci porta ad un focus sul breve periodo, e la vera sfida è questa: la deviazione tattica dev’essere strettamente funzionale agli obiettivi di medio periodo. Il Covid non ha impattato in modo significato sull’ambito tecnologico, invece per quanto riguarda l’impatto sulle attività ci troviamo di fronte a un sistema che rallenta. Noi come Net Insurance abbiamo fatto scelte di rallentamento di investimento, ma abbiamo effettuato un investimento anche nel 2020, con numeri ovviamente inferiori rispetto al 2019. L’investimento fatto è su una startup insurtech non italiana, ovviamente la scelta di investire in partner insurtech italiano non può essere aprioristica, deve funzionare in base a ciò che il mercato offre rispetto alla nostra strategia. In sintesi il 2021 beneficerà dell’accelerazione che il 2020 ha portato, ma in cui ci auguriamo deviazioni tattiche. Io credo che per il mondo dell’Insurtech ci sia un momento di break through che porterà al decollo della ‘domanda’ delle polizze digitali. La potenzialità c’è, ce lo dicono tantissimi segnali. Quando questo mercato potrà assumere una dimensione significativa in relazione agli altri mercati non lo sappiamo, ma sicuramente le attività che tutti faremo nel 2021 dovranno essere tali da avvicinarci a questo momento”.

Andrea Birolo, Head of Corporate Venture Capital presso Reale Mutua Assicurazioni ha parlato degli obiettivi della divisione da lui guidata: “Il nostro principale obiettivo riguarda il rendimento strategico o di trasformazione. In questo 2020 il Covid ha impattato sulle operatività del CVC. Una prima lezione che abbiamo è la seguente: è importante guardare al numero di acquisizioni, ma solo se queste portano effettivamente trasformazione”. Birolo ha poi elencato le startup su cui Cvc ha investito: Moneymour (algoritmo di AI per prestiti istantanei), Tribe (Broker digital end-to-end), Awting (piattaforma peer-to-peer car sharing), Pharmercure (consegna farmaci a domicilio attraverso una piattaforma digitale) e Charlie24 (piattaforma digitale per il soccorso stradale on demand, oggi circa il 40% dei soccorsi stradali sono erogati attraverso questa piattaforma).

Dopo Birolo è intervenuto Yuri Poletto, Partner Italian Insurtech Association: “Quest’anno verrà ricordato come l’anno del Covid-19. Le aziende in quasi tutti i settori hanno dovuto riguardare i piani e le priorità. Quasi tutte le aziende hanno passato 3 fasi nel 2020: sopravvivenza, protezione dei beni e adattamento alla normalità”.

E’ stata poi la volta di Roger Peverelli, co-founder di DIA: “Il 2020 è stato un anno con molte incertezze, specialmente all’inizio della pandemia, e ovviamente in ambito assicurativo, con un aumento significativo delle richieste di polizze salute e vita ma anche meno sinistri nel settore auto dato che tutti devono stare a casa. Ma è stato anche una sorta di wake up call che ha reso molte assicurazioni più consapevoli dell’importanza della connessione e della digitalizzazione. Quindi molte aziende assicurative si sono rese conto che diventare più agili e connessi è essenziale per crescere e sopravvivere. Un altro cambiamento riguarda l’impossibilità di mobilità, non è sempre piacevole lavorare da solo a casa, ma le persone sperimentano anche i benefici e vantaggi, ad esempio niente più ingorghi stradali. Molte persone hanno investito nelle propria casa, per poter lavorare da remoto, e renderla più ‘connessa’. Possiamo essere molto ottimisti nel futuro delle assicurazioni digitali, l’ambiente di mercato è favorevole per i modelli digitali – continua Peverelli – Quindi aumenterà la domanda per i servizi digitali online. L’88% degli insurtech con cui abbiamo parlato si aspetta una forte domanda una volta che la crisi terminerà. Ci aspettiamo che il ritorno alla normalità forse richiederà più tempo di quanto previsto. Quel che vediamo è che la maggior parte degli investitori si aspetta che il portfolio di tecnologie assicurative tornerà alla normalità nel 2021, o addirittura nel 2022”.

Gerardo di Francesco, vicepresidente e co-funder di IIA, ha invece fatto un auspicio per l’industria assicurativa per il 2020-21. “ Il mio auspicio per il 2021 è questo: primo, l’industria assicurativa deve ricordarsi che è una colonna portante dell’economia italiana, è quindi un industry fondamentale. Secondo: si deve ricordare dei cicli dell’ innovazione. L’ultima raccomandazione è che abbracci questa rivoluzione”.

Edoardo Monaco, Ceo e co-founder di Axieme, ha spiegato la propria visione sulla collaborazione fra startup e Compagnie partendo dalla sua esperienza personale: “Abbiamo avviato collaborazioni con 16 realtà non assicurative e 18 assicurative. Ci sono però alcune problematiche che impediscono una proficua collaborazione tra startup e compagnie: problemi di legacy (assenza di API da parte di molte aziende), offerte e cataloghi di prodotti inadeguati, lentezza strutturale e svogliatezza, mancanza di strategia, problemi diplomatici o gerarchici interni, criteri di scelta legati al passato, reputazione”.

A chiudere l’evento ci ha pensato Ranucci che ha spiegato perché IIA sta facendo quello che sta facendo: “Perché dobbiamo ricordiamoci che questo è un ciclo che c’è già stato: negli 90 inizia la rivoluzione digitale dei contenuti, negli anni 2000 è iniziata la rivoluzione digitale dell’Ecommerce, nel 2005 è partita la rivoluzione digital del travel, nel 2010 quella del banking. Nel 2020 è iniziata quella delle assicurazioni”.

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La Redazione di InsurZine è composta da collaboratori, influencer ed analisti, esperti del settore insurtech

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