Insurtech e Cyber risk presso il New Insurance Day 2018

insurtech LE FONTI, cyber risk

Insurtech e Cyber risk presso il New Insurance Day 2018

Si è tenuta nella mattinata del 7 giugno a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana, la terza edizione del New Insurance Day: le nuove sfide del settore assicurativo, organizzata da Le Fonti e New Insurance. Il programma ha previsto tre tavole rotonde: la prima dal titolo IDD: nuovi modelli di business e di distribuzione, la seconda dedicata all’Insurtech, al cyber risk e all’evoluzione della digital trasformation, e l’ultima sulla Nuova frontiera del walfare aziendale, con i relativi servizi, strategie e prodotti. L’evento si è svolto con il patrocinio della commissione europea e in collaborazione con ANAGINA, ANRA, AIBA e SNIA e con Affinion come main sponsor.

Cyber risk, l’analisi

Il focus dedicato al cyber risk e all’insurtech è stato introdotto dall’intervento di Alberto Coviello, Head of Product and Marketing del main sponsor Affinion Italia. Il cyber risk è stato presentato seguendo una doppia analisi: la sicurezza del consumatore e le opportunità per le compagnie assicurative.

Le cifre del fenomeno digitale sono importanti: nel 2017 quasi un miliardo di persone nel mondo sono state vittime di cyber crime e nel 2018 in Italia il 73% della popolazione si è rivelata utilizzatrice di internet, con 34 milioni di utenti attivi sui social network (che equivale a circa il 57% della popolazione). Questi dati relativi alla quotidianità digitale fanno capire quanto sia in costante aumento la disponibilità di dati, che si stanno rivelando una risorsa preziosa. Ogni giorno infatti creiamo 2,5 quintilioni di byte: siamo dunque costantemente connessi, con il 38% della popolazione che possiede  già almeno un oggetto “smart” in casa.

Questa costante connessione presenta indubbiamente risvolti positivi, come l’innovazione nei servizi e la semplicità di condivisione e accesso alle informazioni, ma anche negativi. Innanzitutto nulla è gratis: anche i servizi e gli applicativi che per noi risultano gratuiti sono attivi grazie alla pubblicità, che può generare, come si è visto in precedenza, fenomeni di violazione della privacy, a fine di iperprofilazione dell’advertising; infine vi è il più scontato rischio cyber.

Si è discusso poi di data breach, definita come “un incidente di sicurezza in cui i dati sensibili, protetti o riservati vengono consultati, copiati, trasmessi, rubati o utilizzati da un soggetto non autorizzato”. Le tipologie di dati violati sono varie, dalle informazioni personali, a quelle sulla sicurezza pubblica, quelle legali, fino alle informazioni finanziarie. In particolare queste ultime, ottenute tramite l’esfiltrazione, vengono utilizzate prima in maniera diretta e a proprio vantaggio dal soggetto che se ne è impossessato, che poi cerca di scambiarle e venderle prima su network privati di trading, poi nel dark web e infine condivide le vulnerabilità, delle persone e delle infrastrutture, grazie alle quali ha avuto accesso ai dati.

È stato analizzato poi il dark web, parte del cosiddetto deep web, ovvero quella parte del web non accessibile normalmente, ma che ne occupa il 96% e in cui sono contenuti i dati sensibili, accessibili solo attraverso protocolli, che possono essere legali o meno. Il dark web è dove hanno luogo transazioni illegali, protocolli TOR  e comunicazioni private.

I consumatori sono consapevoli dei rischi che corrono?

Secondo i dati che Afflion ha raccolto nel 2016, il 63% dei consumatori risulta preoccupato per le violazioni cyber, mentre il 52% si rivela preoccupato per effrazioni in casa: le persone sono dunque più preoccupate per il mondo digitale che per quello reale, soprattutto perché sono meno informati su come agire. Qui dunque entrano in gioco le opportunità per il mondo assicurativo: le compagnie devono essere in grado di educare, ingaggiare e fornire soluzioni ad hoc.

L’educazione alla sicurezza cyber

Secondo Tommaso Ceccon, Responsabile Danni Imprese di Generali Italia, “prevenzione, formazione e lavorare per creare una cultura adatta sono step fondamentali, sui quali loro stessi di Generali stanno insistendo molto”. L’Italia, come altri paesi europei, ha una cultura tale per cui l’autoapprendimento funziona poco: è dunque importante che vi siano programmi di educazione, come ad esempio nelle scuole. Un dato allarmante riguarda infatti i giovani, che passano circa 9 ore al giorno su internet e sui social, contro le 2 ore degli adulti. È importante dunque che il nostro paese si adegui nell’assicurarli, come ad esempio avviene nei paesi del nord, dove i prodotti assicurativi familiari contengono già per il 50% una cyber insurance. Il nostro paese ha visto infatti nel 2017 danni per 10 miliardi di euro a causa del cyber crime: dobbiamo quindi andare in una direzione di maggiore copertura.

Fenomeno Insurtech

Paolo Meciani, Coordinatore Insurtech Assofintech ha poi approfondito il discorso innovazione e startup insurtech. Negli ultimi due anni è cambiato molto il modo di vedere le startup, da entità pericolose a player fondamentali per l’evoluzione: oggi se ne contano 1500 nel mondo in ambito assicurativo, che è un settore che sta bene e nel quale si investe molto (22 miliardi fino ad oggi, con una crescita di circa il 36% dal 2017 al 2018). Inoltre l’80% di investimenti in startup nel mondo riguarda assicuratori e riassicuratori. Il 60% di queste startup aiuterà la value chain delle compagnie tradizionali, che quindi continuano a guidare il mercato. Un terzo delle startup invece vuole disintermediare, punta cioè ad arrivare al cliente finale, saltando sia la compagnia che l’intermediario. Infine, il 10% delle startup mira ad avere modelli di business completamente disruptive.

In quest’ottica, broker e compagnie sono pronti, aiutati dall’insurtech per rendere efficaci i loro processi, secondo Luca Franzi de Luca, Presidente di AIBA, la quale ha attivato AIBA Digital, piattaforma digitale finalizzata all’interscambio di informazioni formali sul mercato assicurativo, per automatizzare processi che sarebbero poco efficienti. L’insurtech, dunque,  è sicuramente un’opportunità alla quale nessuno vuole rinunciare.

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Ludovica Leoni

Ludovica Leoni

Laureata in Economia e Gestione dei Beni Culturali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Iscritta presso la stessa università al Corso di Laurea Magistrale "Mercati e Strategie d'Impresa".

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