Insurtech Global Outlook 2021, le Assicurazioni scommettono sugli ecosistemi

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Insurtech Global Outlook 2021, le Assicurazioni scommettono sugli ecosistemi.

Il mercato assicurativo, in particolare quello insurtech, hanno tenuto botta nell’anno della pandemia. A dirlo citando i dati del report Insurtech Global Outlook 2021 pubblicato da Ntt Data, sono Sergio Dizza e Stefano D’Ellena, rispettivamente Senior Vice President – Head of Insurance presso Ntt Data Italia e Head of Insurance di everis Italia.

“Il mercato assicurativo ha retto l’impatto della pandemia e tra i settori dell’economia italiana è quello che ha performato meglio – spiega a Insurzine Dizza – Già da tempo le compagnie avevano attivato una serie di processi in ottica di efficientamento delle operations, rinnovamento e razionalizzazione dei servizi di portafoglio e interazione digitale con la clientela. Il tutto grazie anche all’uso di servizi insurtech”.

Stando ai numeri contenuti nel report, gli investimenti in insurtech nel 2020 hanno raggiunto i 7 miliardi di dollari nonostante la pandemia. Sarebbe però sbagliato credere che il settore non abbia risentito della crisi economica scaturita dal Covid-19. “L’impatto della pandemia ha fatto cambiare le strategie di investimento nel mondo dell’insurtech – puntualizza D’Ellena – Si è passati da un 2019 molto variegato in termini di investimenti a un 2020 abbastanza conservativo sulla tipologia di insurtech che hanno ricevuto investimenti. Sono state penalizzate le insurtech nella fase early stage a favore di realtà un po’ più mature o in fase di scale up ed exit. Inoltre – aggiunge D’Ellena – c’è stata una flessione degli investimenti nelle regioni dove la pandemia ha colpito di più. Nel primo trimestre abbiamo visto una flessione degli investimenti in Asia e nel secondo una flessione in Europa e Nord America. Tuttavia la raccolta di investimenti ha tenuto botta. Il 2020 si è chiuso quasi come il 2019”. La raccolta insurtech del 2020 è stata caratterizzata da 8 superdeal che hanno interessato 2,3 miliardi di dollari, incanalati nei settori della salute e della distribuzione assicurativa. “Se togliamo questi superdeal e ci concentriamo sul resto – dice D’Ellena – vediamo che il settore più cresciuto in termini di raccolta è il mondo della mobilità e della casa”.

Il 2020 è stato anche l’anno delle primo Ipo insurtech, quelle di Lemonade e Root. Un’onda lunga che si ingrosserà già quest’anno con 6 Ipo annunciate. “Quando una società arriva a Ipo vuol dire che è matura – afferma D’Ellena – Il tema vero è che per le insurtech i tempi per arrivare a Ipo sono ancora piuttosto lunghi. Rispetto alle società fintech che vanno a Ipo in 3 o 4 anni, quelle insurtech ci mettono il doppio. Un ritardo dovuto alla scarsa conoscenza di questo nuovo mercato”.

Un altro tema affrontato da D’Ellena riguarda la difficoltà da parte delle insurtech italiane nel raccogliere capitale. Per l’Head of Insurance di everis Italia, il problema non sta tanto nella giungla normativa del nostro Paese bensì nella scarsa attrattività delle insurtech italiane. “Come mercato non riusciamo ad esporci verso l’estero ed essere attrattivi per i capitali che arrivano da fuori – è l’analisi che da D’Ellena – Non abbiamo massimizzato la comunicazione verso l’esterno della nostra capacità di innovare in questo settore. Le insurtech italiane per essere appetibili devono adottare business scalabili”. Per quanto riguarda i recenti ingenti investimenti record raccolti da insurtech europee, D’Ellena predica calma. “Nell’ultimo periodo, il mercato europeo e quello asiatico stanno crescendo di volume ma con una differenza sostanziale. La raccolta insurtech europea è polverizzata in tanti deal, quella asiatica è concentrata in pochi. Questa frammentazione rischia di essere poco efficace in chiave di competizione globale”.

Ma il futuro delle assicurazioni non sarà solo ad appannaggio delle insurtech. Anche le compagnie seguiteranno a fare la loro parte. In che modo lo spiega Dizza. “Le compagnie stanno rinnovando le modalità di relazione con i clienti non solo in termini di offerta ma anche soprattutto ponendosi come champions di ecosistema”. Secondo Dizza, le compagnie tradizionali punteranno sugli ecosistemi ricoprendo ruoli differenti. C’è chi avrà un ruolo di partner, partecipando all’ecosistema fornendo quelli che sono i propri prodotti e servizi, chi adotterà un ruolo di orchestratore, in cui si pone al centro e diventa cardine dell’ecosistema, e infine chi assumerà un ruolo di owner, ovvero di proprietario dell’ecosistema stesso.

Le sfide per le compagnie non si esauriscono però ai soli ecosistemi. “Le nuove generazioni guardano alle assicurazioni come a delle commodity. Questo implica che le compagnie devono trasmettere valore ai propri clienti in un’ottica di personalizzazione dell’offerta e del pricing. Non solo, dovranno agevolare la soddisfazione dei bisogni dei clienti guardando  più alla prevenzione che alla protezione”. Una trasformazione che andrà fatta per evitare di perdere quote di mercato in favore dei tech giants. Oltre alla rivoluzione del rapporto con la clientela, Dizza individua altri tre trend che influenzeranno il mercato assicurativo di domani: salute e benessere, sharing economy ed ecosostenibilità.

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