Insurtech Investment Index: nel 2020 assicurazioni italiane appena sopra la sufficienza

italian insurtech index

Insurtech Investment Index: nel 2020 il 63% delle compagnie assicurative italiane ha avviato almeno un progetto Insurtech interno.

Misurare gli investimenti nelle imprese innovative e nelle tecnologie per capire come evolve l’insurtech italiano e se il mercato nazionale sta allineandosi o meno a quello delle altre economie avanzate. È l’obiettivo con il quale è nato l’Insurtech Investment Index, il primo indicatore italiano ideato da Italian Insurtech Association (IIA) ed elaborato dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano – punto di riferimento per l’innovazione digitale nell’ecosistema finanziario e assicurativo italiano. L’indicatore è stato sviluppato con il supporto di Appian ed è stato presentato durante un webinar online.

Che cos’è l’Insurtech Investment Index

L’indice misura il grado di innovazione del settore assicurativo italiano, in particolare: gli investimenti di capitale nelle società del settore InsurTech e nelle startup e PMI innovative del settore assicurativo; gli investimenti nello sviluppo digitale compiuti da compagnie e intermediari professionali; gli investimenti nella collaborazione fra attori della filiera finalizzati a sviluppare soluzioni innovative e ad alto contenuto tecnologico.
I dati emersi da questa prima analisi, alla quale ne seguirà una seconda che verrà presentata tra sei mesi, sono stati determinati intervistando un panel selezionato di soggetti e distinguendo tra investimenti in Innovazione & Change e investimenti in Adeguamento e Run.

“La misurazione di un fenomeno è l’unico modo per influenzarlo o migliorarlo; per questo siamo estremamente soddisfatti di aver misurato, per la prima volta e in modo scientifico, lo sviluppo degli investimenti Insurtech in Italia. L’approccio di Italian Insurtech Association è quantitativo e concreto, perciò non avremmo potuto avere un partner migliore del Politecnico di Milano – ha dichiarato Simone Ranucci Brandimarte, presidente di IIA – Nel 2020, con investimenti Globali in Insurtech superiori ai 7 miliardi di dollari, l’Italia si è attestata a meno dello 0,5%, un ordine di grandezza in meno rispetto a Francia, Germania e UK. La realtà è che l’Italia, negli ultimi cinque anni, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa: è urgente colmare questo ritardo, che se confermato negli anni futuri, creerà anche nel settore assicurativo un Technology Gap che avrà come conseguenza un danno nel posizionamento competitivo dei nostri champions sia a livello Europeo che a livello nazionale. L’Insurtech Investment Index è un primo passo concreto per poter indirizzare gli sforzi necessari per colmare questo gap, e fa parte di un piano di monitoraggio pluriennale attraverso il quale potremo verificare gli effettivi incrementi.”

Nel 2020, il 19% delle compagnie assicurative italiane ha investito in startup Insurtech, con un investimento medio per startup pari a 0,4 milioni di euro. Guardando alla sede delle startup Insurtech in cui le compagnie assicurative hanno investito, emerge chiaramente come la grande maggioranza sia basata in Italia. Solo il 16% infatti ha sede al di fuori del Paese, e solo l’8% fuori dall’Europa. Il messaggio è ben diverso guardando alla distribuzione dei capitali investiti: ben il 73% è raccolto da quell’8% di startup con sede fuori dall’Europa, mentre le startup italiane (l’84%)
raccolgono solo il 25%. E’ chiaro quindi come l’investimento medio in startup italiane sia estremamente minore rispetto a quello in startup internazionali (0,1 milioni di € contro i 3,7 delle extra europee), segnale di un mercati dei capitali italiano non ancora sviluppato rispetto ad altri Paesi

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Al contempo, il 63% delle compagnie ha avviato almeno un progetto Insurtech interno, con un controvalore medio per progetto di 0,3 milioni di euro e ben il 75% ha infine avviato almeno una partnership su progettualità Insurtech.

“L’indagine dimostra il crescente interesse del settore economico e finanziario verso l’Insurtech, sulla spinta della digitalizzazione, accelerata dall’emergenza Covid che ha portato importanti innovazioni nella domanda dei consumatori e nell’offerta di servizi – afferma Marco Giorgino, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano-. Anche in Italia è ormai presente un vero e proprio ecosistema Insurtech tra assicurazioni, startup e nuovi attori innovativi capace di generare importanti sinergie e nel contempo generare innovazione tra gli attori tradizionali”.

La panoramica sul commitment delle compagnie assicurative nel campo dell’Insurtech mostra un settore aperto alla collaborazione, ma che predilige ancora sviluppare internamente la maggior parte delle progettualità, ricorrendo solo in maniera marginale all’investimento in startup Insurtech. L’apertura alle collaborazioni su progettualità Insurtech compensa solo in parte la bassa propensione all’investimento in startup Insurtech: ne consegue un valore dell’ Insurtech Investment Index relativo al settore assicurativo italiano che si assesta sopra la sufficienza, ma evidenziando ampi margini di miglioramento.

L’Outlook 2021

Guardando alle previsioni per il 2021, le compagnie assicurative punteranno maggiormente sullo sviluppo di progetti Insurtech interni (61% delle compagnie assicurative), ma gli investimenti in startup Insurtech vedranno comunque un moderato aumento. In particolare, il 8% delle compagnie assicurative ha dichiarato che aumenterà molto il volume di investimenti, mentre un 33% che rimarrà invariato.Le aree di business in cui sono pianificati investimenti in tecnologia per l’automazione dei processi nel 2021 sono principalmente gestione dei sinistri e vendita (per il 78% delle compagnie in entrambi i casi). I progetti, tuttavia, hanno ancora un taglio principalmente tattico guidato dall’attenzione al time to market (per il 55% delle compagnie assicurative), anche se alcuni attori iniziano a guardare con attenzione all’impatto strategico.

“La ricerca IIA evidenzia che le assicurazioni devono impegnarsi per diventare più open”, commenta Gijsbert Cox, Insurance Industry Leader, EMEA e APAC di Appian, azienda leader nel mercato dell’automazione low-code. “Lo scorso anno ha dimostrato che le compagnie hanno bisogno di digitalizzare rapidamente i processi di business per supportare i loro clienti e abilitare la forza lavoro distribuita. In questo percorso, è importante che rimangano agili per reagire rapidamente ai cambiamenti del mercato, sia che si tratti di clienti, di nuove tecnologie o di opportunità emergenti. Ciò è essenziale nella ricerca per diventare un’assicurazione aperta, pronta per il futuro. Appian può aiutarle anche nella sfida al time to market, mettendo a fattore comune tutte le iniziative InsurTech e collegandole con il loro scenario IT, fatto di applicazioni, dati, processi e soprattutto persone.”

Investimenti Insurtech, l’opinione di chi lavora sul campo

L’evento di presentazione dell’Insurtech Investment Index si è chiuso con una tavola rotonda moderata da Ranucci e a cui hanno partecipato Andrea Battista, Ceo di Net Insurance, Gianluca De Cobelli, founder e Ceo di Yolo Group e Gerardo Di Francesco, founder e managing partner di Wide Group. A tutti e tre è stata chiesta un’opinione su come evolverà il mercato degli investimenti insurtech in Italia nel prossimo futuro. Secondo De Cobelli “il mercato è pronto ad investire come si è visto dai fondi raccolti dalle fintech nel 2020. È il settore insurtech che è meno pronto visto che molte startup italiane sono in fase seed e pre seed. Tutto dipenderà dalla capacità delle insurtech di consolidarsi in Italia. Lo sviluppo della domanda di soluzioni insurtech, invece, dipenderà molto dall’evoluzione della pandemia”. Per Di Francesco la spinta agli investimenti arriverà dall’ingresso in Italia di competitor internazionali che “metteranno la giusta pressione alle insurtech nostrane”. Per ottenere investimenti, aggiunge Di Francesco, serve però un aumento delle competenze digitali da parte dei professionisti delle assicurazioni. “L’Indice Desi (Digital Economy and Society Index) ha mostrato quanto l’Italia sia ancora indietro per quanto riguarda le skill digitali – spiega – Per allinearci alla media europea serve l’aiuto congiunto di Stato, aziende e associazioni come IIA”. Infine Di Battista consiglia di non prendere il trend di digitalizzazione delle imprese nel 2020 come un esempio visto che “l’anno è stato eccezionale a causa della pandemia”. “L’innovazione arriva dai newcomer. Noi dobbiamo chiederci quanto di questa innovazione possa essere metabolizzata dagli incumbent”. Ma quindi come può una compagnia innovare? “Incorporando l’innovazione che viene da fuori – risponde Di Battista che non crede ad un boom dell’innovazione nel 2021 “penso piuttosto ad una sua entrata graduale nelle assicurazioni. Magari – conclude – mettere degli indicatori di innovazione nei target aziendali potrà aiutare a spingere sull’acceleratore della trasformazione digitale”.

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La Redazione di InsurZine è composta da collaboratori, influencer ed analisti, esperti del settore insurtech

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