Insurtech, Italia in ritardo ma sulla strada giusta

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Insurtech, Italia in ritardo ma sulla strada giusta.

Yolo è stata scelta quale miglior startup insurtech nel corso della tappa italiana dell’ITC + DIA World Tour, evento digitale dedicato agli ultimi sviluppi del mercato assicurativo e insurtech. Il tour, che sta coinvolgendo 35 paesi in tre settimane (dall’1 al 18 settembre), è stato organizzato da InsureTech Connect (ITC) e da Digital Insurance Agenda (DIA).

L’appuntamento italiano, andato in scena il 7 settembre, è stato realizzato in collaborazione con l’Italian Insurtech Association (IIA). Ad aprire i lavori è stato Simone Ranucci Bradimarte, co-fondatore e presidente dell’IIA che ha sottolineato il ritardo dell’Italia nel panorama insurtech. Nel nostro Paese, infatti, il volume di investimenti in insurtech è dello 0,1% contro lo 0,9% di Germania e Regno Unito e lo 0,3% della Francia. Siamo dietro anche per numero di startup (appena 11 contro le 98 del Regno Unito, le 44 della Germania e le 23 della Francia). Infine abbiamo numeri negativi sia per quanto riguarda il numero di startup insurtech finanziate (appena 4), sia per il capitale raccolto (10,5 milioni di euro).

Il ritardo italiano nell’insurtech è stato ribadito da Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, che ha invitato le insurtech italiane a prendere spunto dalle fintech. “L’insurtech – spiega Renga – è partito più tardi rispetto al fintech. Ci sono un sacco di opportunità, un grande potenziale di diffusione e di crescita. Al momento non esiste una sandbox del settore insurtech ma si sta lavorando per averla. Forse averne una potrebbe essere utile per spingere l’innovazione”. Anche perché, continua Renga, il consumatore italiano è maturo e pronto ad accogliere nuovi servizi digitali.

Anche Orazio Rossi, Country President di Chubb Italy, concorda nel considerare il ritardo dell’ecosistema insurtech italiano rispetto agli altri Paesi europei. “Nonostante l’assicurazione tradizionale spenda molto in IT – osserva Rossi – siamo ancora dietro alle banche come innovazione. Le insurtech italiane sono poche e sono ancora in una fase di early stage”.

Flavio Cristiano Josef, manager di Swiss Re Zurich, vede nella regulation un ostacolo all’innovazione delle assicurazioni. Secondo Josef “molto è stato fatto ma per creare una vera innovazione bisogna standardizzare alcuni processi. Attenzione poi a non confondere il successo di una startup in base ai finanziamenti raccolti. Un insurtech, per essere valida, deve avere buoni numeri in termini di polizze vendute e di combined ratio”.

Yuri Poletto, socio fondatore dell’IIA ed esperto in Insurance Open Innovation, sprona il settore insurtech italiano a fare di più e a presidiare segmenti assicurativi scoperti a cominciare dal Life&Health: “Ci sono poche startup in quest’area ma anche nel segmento commerciale e in quello delle catastrofi mancano startup capaci di offrire soluzioni nuove”. Poletto indica infine tre trend che interesseranno il settore insurtech nei prossimi due anni: “Il primo trend riguarda l’assicurazione parametrica che crescerà nei segmenti non motor. La copertura parametrica è la soluzione ideale per un cliente che cerca dalla compagnia trasparenza e chiarezza. Gli altri due trend interesseranno due rami assicurativi: quello riguardante il rischio catastrofale che per l’Italia è prioritario, e quello del rischio informatico che assumerà sempre più importanza anche a causa dell’aumento dello smart working”.

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Andrea Turco

Andrea Turco

E’ il Direttore Responsabile di Insurzine. Ha collaborato in passato con le redazioni di Radio Italia, Libero Quotidiano e OmniMilano. Si occupa di sondaggi per Termometro Politico. Ha contribuito alla realizzazione del magazine di informazione online Smartweek

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