Insurtech, Rossi (IVASS): “Innovazione va bene purchè sia buona”

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Insurtech, Rossi (IVASS): “Innovazione va bene purchè sia buona”.

“Dobbiamo tutelare gli assicurati da condotte sleali di chi li assicura o da marginalizzazioni dovute al digital divide. L’innovazione va bene purché sia buona, eticamente corretta e rispettosa dell’interesse generale”. E’ questa una delle considerazioni del presidente IVASS Salvatore Rossi contenute nella “Relazione sull’attività svolta dall’istituto nel 2017“.

Rossi si è soffermato soprattutto sulle tecnologie che stanno rivoluzionando il settore assicurativo negli ultimi anni.

“Insurtech è una parola passepartout, che ha finito con l’abbracciare qualunque uso delle tecnologie digitali nel mondo assicurativo. I cambiamenti che questa ondata di innovazioni porta o potrebbe portare sono sotto gli occhi di tutti: nei processi, nei prodotti, nelle relazioni con i consumatori, nella stessa pubblicità”.

“Possono risultarne ridisegnate l’offerta di prodotti assicurativi e le modalità distributive. Le compagnie potrebbero accedere a un flusso, costante e mai visto prima d’ora, di informazioni su abitudini, tendenze di acquisto, stili di vita, salute fisica dei clienti, attuali e potenziali, accrescendo la loro capacità di penetrazione se sono pronte ad approfittarne. Potrebbero aumentare le opportunità anche per i consumatori, sia pure con formidabili problemi di privacy e di sicurezza dei dati” ha continuato Rossi.

“Finora l’approccio di molte grandi compagnie internazionali è stato di ricercare intese con le giovani start-ups tecnologiche, o di comprarle. Per acquisirne le innovazioni o semplicemente per liberarsi di concorrenti scomodi. Oppure per una scelta strategica più ampia: tenere agganciato il cliente con servizi aggiuntivi, allungare la catena del valore classica del business assicurativo oltre la fase del risarcimento/indennizzo”.

Insurtech, Rossi: “Regolamentazione deve essere neutrale con tecnologia”

Il presidente IVASS ha poi chiesto una migliore ed efficace regolamentazione che tenga conto delle nuove tecnologie. “Il principio fissato a livello internazionale è che la regolamentazione debba essere neutrale rispetto agli sviluppi tecnologici, in modo che alle stesse attività e agli stessi rischi corrispondano gli stessi vincoli. Tuttavia, ci dobbiamo chiedere se alcune norme, emanate quando la tecnologia era molto diversa da quella di oggi, non possano ostacolare oggi novità interessanti. Faccio l’esempio del cloud computing: le norme regolamentari sull’esternalizzazione di funzioni e attività rilevanti limitano i rischi ma complicano la vita di chi vuole andare verso servizi in cloud. Vanno poi attentamente presidiati i tavoli internazionali, in particolare europei, in cui si vanno definendo regole e standard tecnologici nuovi”.

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Ma cosa può fare IVASS per mantenere un adeguato livello di tutela del mercato e dei consumatori, garantire un equo trattamento regolamentare di vecchi e nuovi operatori, evitando arbitraggi normativi ma senza frenare l’innovazione?

Risponde Rossi: “Al momento è più facile per le autorità assicurative parlare d’innovazione con soggetti già affermati che non con quelli che si affacciano ora sul mercato e possono avere difficoltà nella comprensione delle norme o nell’attivazione di adeguati presidi di rispetto delle regole e tutela. Il nostro e il loro sono linguaggi a volte difficili da riconciliare. Stiamo ragionando sul nostro attuale atteggiamento regolatorio, per assicurarci che esso sia equilibrato, né conservatore né incline a fughe in avanti. Per farlo è necessario saperne e capirne di più. Dobbiamo dialogare con il mercato e innalzare la qualità delle regole e dell’azione di vigilanza. Noi stessi dobbiamo usare tecnologie innovative nell’attività di regolamentazione e di supervisione, ancor più di quanto già non facciamo. Anche questo fa parte di ciò che viene chiamato Regtech, cioè applicazione delle tecnologie digitali alle regole, da parte di chi deve osservarle, certo, ma anche da parte di chi le fa”.

Insurtech, Rossi: “Su cyber risk attenzione molto alta”

Infine Rossi si è soffermato su un tema sempre più attuale e che le Compagnie hanno già cominciato affrontare: il cyber risk. “Una menzione speciale merita il rischio di attacchi informatici, il cosiddetto cyber risk: azioni maligne che sfruttano le vulnerabilità di un dispositivo informatico, o del codice che ne consente il funzionamento, per interromperne l’operatività, ottenere indebito accesso ai dati che custodisce o comprometterne l’integrità. Il sistema finanziario è un obiettivo privilegiato per gli attacchi cyber, che siano motivati dal profitto o dall’intenzione di disturbarne l’ordinato funzionamento. La superficie aggredibile è ampia per via dell’uso intensivo di tecnologie informatiche e delle numerose interdipendenze. I danni che un attacco informatico può provocare sono grandi e sono possibili ricadute sistemiche”

“L’attenzione dell’IVASS su questo fronte è alta e molte sono le attività che, anche congiuntamente con la Banca d’Italia, stiamo ponendo in essere per rafforzare la sicurezza informatica del sistema finanziario – ha spiegato il presidente Rossi avviandosi poi alla conclusione. “Abbiamo svolto un anno fa un’indagine presso gli intermediari assicurativi tradizionali (agenti e broker) sulla prevenzione dei rischi informatici. Ne risultava che, se la consapevolezza dell’esistenza di questi rischi e della loro serietà era abbastanza diffusa, non ne erano ancora seguite in molti casi concrete misure di prevenzione e di cura. Ne abbiamo quindi suggerite alcune. L’anno prossimo rinnoveremo l’indagine per valutare i progressi fatti”.

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