Insurtech, intervista a Nicola Terracciano, founder di Koala Broker: “I clienti vanno ascoltati”

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Insurtech, intervista a Nicola Terracciano, founder di Koala Broker: “I clienti vanno ascoltati”.

Una passione per l’informatica coltivata fin dalla culla e l’hobby per l’arte, intesa come architettura, fotografia, grafica. E’ questo il background culturale che ha permesso a Nicola Terracciano, ventinovenne di Napoli, di fondare insieme al suo amico Mario Sarnelli, Koala Broker , software gestionale assicurativo nato nel 2009 e a cui oggi lavorano in 14.

“Avevo in mente di diventare uno sviluppatore e come tale, creare un qualcosa di nuovo, di speciale. Gli studi – racconta Terracciano in questa intervista concessa ad Insurzine – mi hanno aperto un mondo, mi hanno fatto scoprire quante e quali figure sono necessarie allo sviluppo di un software e che paradossalmente solo una minima parte di queste sono sviluppatori veri e propri. Servono un bel po’ di figure professionali per portare a termine un progetto nel migliore dei modi”.

Una consapevolezza, quest’ultima, raggiunta dopo aver concluso un percorso di studi che lo ha visto prima frequentare alcuni corsi universitari per diventare programmatore, e poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Napoli in un corso denominato “Nuove Tecnologie dell’Arte”.

“Il mio hobby è da sempre l’arte, nello specifico l’architettura, la fotografia, la grafica e come questa possa essere legata all’informatica. Non nascondo di essermi lasciato rapire dal settore che adesso chiamiamo “usabilità del sistema”, ovvero quelle tecniche/tecnologie che rendono un sistema software accessibile a più persone e nel modo più facile possibile. Dopo aver fondato Koala, all’interno della stessa mi sono sempre proposto come una figura che facesse da mediatore tra la tecnologia e la parte umana, consigliando di volta in volta ad ogni singolo cliente, gli approcci e le modalità operative per utilizzare al meglio la stessa” spiega Terracciano.

Una bella storia, complimenti. Ma qual è stata la scintilla che ha portato alla nascita di Koala Broker?

Tutto è partito nel 2009. In quell’anno siamo stati contattati da alcuni broker assicurativi sul territorio partenopeo per lo sviluppo di un “programmino” che fosse in grado di tener sotto controllo anagrafiche clienti e scadenze. Settimana dopo settimana lo abbiamo reso sempre più ricco di funzionalità e moduli studiati a tavolino con un gruppo sempre crescente di intermediari assicurativi fino ad arrivare a oggi con qualche migliaia di utenti tra broker, agenti e subagenti che accedono al sistema quotidianamente su tutto il territorio nazionale.
Oggi al progetto Koala Broker ci lavoriamo in 14: 2 Sviluppatori, 3 Formatori, 1 Responsabile di Reportistica, 2 Direttori Marketing, 2 Designer UI UX, 1 Project Manager area Marketing, 1 Social Media Manager, 1 CopyWriter e 1 Consulente Finanziario.

Tra i vostri prodotti spicca il software gestionale unico per assicuratori  broker. Entriamo nel dettaglio: a cosa serve, come funziona? Che cos’ha di diverso rispetto ad altri software gestionali per assicuratori?

Il fattore differenziante è l’approccio umano. Tutti sono in grado di sviluppare un prodotto e metterlo sul mercato, poche invece sono le aziende che producono qualcosa in grado di subire importanti cambiamenti dettati dalle reali esigenze di ogni intermediario. Ogni volta che incontro un nuovo cliente pronuncio sempre una frase che li lascia di stucco “Non sono un assicuratore, sono un informatico. Sei tu che devi parlarmi del tuo lavoro e delle tue problematiche, il mio ruolo è di trovare una possibile soluzione” per questo il nostro slogan è “Il software gestionale creato da assicuratori per gli assicuratori”. Bisogna ascoltare i clienti.
Il gestionale Koala Broker si occupa di tutto, a partire dalle trattative della rete di vendita attraverso aree web dedicate ai sub agenti, passando alla preventivazione ( automatica e non ) per poi arrivare alla gestione vera e propria dei contratti e tutto quello che ne deriva ovvero amministrazione documentale e precontrattuale con possibilità di firma grafometrica, estratti provvigionali, gestione contabile, statistiche, funzioni crm avanzate legate a moduli marketing e chi più ne ha più ne metta. Ma tutto questo è nullo se non lo si insegna. Possiamo creare qualunque funzione o modulo super tecnologico ma se non lo si spiega per bene non verranno mai utilizzati. La nostra piattaforma gestionale è molto ampia, ma in base alle esigenze di ogni singolo cliente viene modulata e impostata ad hoc per far sì che non siano gli intermediari ad adattarsi ad essa ma il contrario. Per ogni nostro cliente prevediamo ben tre giorni di consulenza e formazione iniziale in loco atta non solo ad apprendere come utilizzare il sistema ma cosa ben più importante è cercare di creare una metodologia di lavoro che permetta a tutto il personale di abbattere azioni superflue e ripetitive
meccanizzando i processi ma soprattutto avere un prodotto pronto all’uso. Non tutti sono pronti al cambiamento, l’importante è discutere con chi è in prima linea seduto al pc e spiegargli in modo semplice ma esaustivo come è possibile ridurre la mole di lavoro che è costretto a smaltire quotidianamente. Dopo aver imparato ad utilizzare le funzioni base siamo sempre disponibili a risolvere qualunque esigenza attraverso qualsiasi canale. Riceviamo costantemente richieste di consulenza e di assistenza attraverso telefonate, whatsapp, mail, visite in ufficio, anche in tarda serata. La cosa meravigliosa è il rapporto che si instaura con le persone, ci preoccupiamo se non li sentiamo da parecchio e spesso mi inviano messaggi di ringraziamento e regali fatti con il cuore. Sono grato a tutti loro.

Vista la vostra esperienza sul campo, quanto sono tecnologici gli intermediari italiani?

Rispetto a qualche anno fa la percentuale di intermediari che utilizza un gestionale è aumentata a dismisura. Questo perché hanno capito che bisogna lavorare con criterio per restare a galla e non sprofondare sopraffatti dalla mole di lavoro, competitors, normative eccetera eccetera. Molti però vedono questo strumento solo come un contenitore da riempire per forza, per ricordarsi delle varie scadenze e incassi e non come acceleratore di business, il gestionale è un partner aziendale che se utilizzato a pieno e con criterio offre un potenziale enorme, una vera e propria marcia in più che permette di fare la differenza. A volte sviluppiamo funzioni troppo tecnologiche che purtroppo non sono comprese ed utilizzate a pieno, questo mi fa capire che abbiamo ancora tanto lavoro da fare per portare la cultura tecnologica lì dove ancora non è arrivata.

Qual è secondo te la tecnologia che più di tutte rivoluzionerà il settore assicurativo?

A questa domanda è difficilissimo dare una risposta. Le tecnologie cambiano rapidamente e quello che facciamo oggi era impensabile farlo qualche anno fa, ma che dico, anche sei mesi fa. Basta pensare al nostro chatbot o ai nostri preventivatori. Sicuramente il tema dell’intelligenza artificiale è e sarà il cardine attorno al quale saranno sviluppate nuove funzioni. L’importante è non farsi cogliere di sorpresa, studiare e aggiornarsi costantemente.

Avete qualche altro progetto in cantiere?

Siamo ancora all’inizio. La strada è in salita e abbiamo un bel po’ di progetti in cantiere. Molti saranno presentati prima del 2018 altri per il prossimo anno, da buon napoletano sono scaramantico e preferisco non svelare troppo.

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Andrea Turco

Andrea Turco

Classe 1986. Laureato alla Cattolica di Milano in Linguaggi dei Media. Dopo alcune esperienze presso le redazioni di Radio Italia, Libero Quotidiano e OmniMilano nel 2012 approda a Termometro Politico e l’anno successivo a Smartweek. Nel mentre contribuisce alla realizzazione del magazine insurtech InsurZine. Dal 2016 fa parte dell'ufficio relazioni esterne del Gruppo Galgano.

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