Intervista all’avvocato Maglio su Nuovo regolamento europeo sulla privacy e industria big data in Italia

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Il 24 maggio 2016 è entrato in vigore il regolamento generale europeo sui dati personali. Il 25 maggio 2018 diventerà definitivamente vincolante in tutte le sue parti. Questa data segna un passaggio: ci sarà un prima e un dopo. E la privacy non sarà più la stessa. Cambiano le norme da rispettare ma cambia, soprattutto, l’essenza stessa del tema che da tanti anni interessa chi gestisce informazioni per conoscere gli interessi dei propri clienti e potenziali clienti, utilizza dati di recapito per inviare messaggi personalizzati e in generale vuole svolgere attività di marketing diretto. Per capire nel dettaglio che cosa cambia con il nuovo regolamento europeo abbiamo intervistato l’avvocato Marco Maglio fondatore di Lucerna Iuris, il primo Network Giuridico Internazionale formato da legali di tutti i paesi dell’Unione Europea specializzati in assistenza legale per le attività compliance, comunicazione commerciale e per il trattamento dei dati personali.

Qual è la sua opinione generale sul nuovo regolamento europeo?

RISPOSTA:  Il regolamento generale europeo sul trattamento dei dati personali è uno strumento essenziale per permettere una più efficiente gestione delle infromazioni che sono orami la materia prima per tutte le attività economiche. In questo senso si tratta di una normativa importante che aggiorna le regole approvate più di vent’anni fa quando ancora internet era nella sua prima fase di sviluppo ed i dati personali erano una entità molto più statica di quanto lo siano oggi. Ora i dati personali si generano da soli, potremmo dire, mentre noi usiamo gli oggetti che accompagnano le nostre vite: i pc, i tablet, gli smartphone, ma anche le auto collegate con le smartbox, gli elettrodomestici nelle case che utilizzano la domotica, le tecnologie indossabili e l’internet delle cose.  Vent’anni fa i dati personali erano solo quelli che ognuno di noi forniva consapevolmente compilando moduli e form. Direi che basterebbe questa riflessione per far capire quanto sia cambiato il mondo e quanto sia necessario disporre di norme di nuova generazione che tengoano conto di questa nuova realtà.

Quali sono le principali problematiche che lei riscontra nel corso della sua attività per quanto concerne le aziende che trattano grandi quantità di dati ?

RISPOSTA:  la difficoltà maggiore per queste società consiste nel fatto che le tecnologie si evolvono ad una tale velocità che è spesso difficile garantire una verifica adeguata del rispetto delle norme vigenti. Si tratta quindi di resistere alla tentazione di esplorare le nuove frontiere che queste aziende ogni giorno si trovano a dover superare senza valutare l’impatto legale e sociale di ciò che i big data rendono possibile. E’ un problema essenzialmente di velocità, anche perché non sempre i professionisti legali sono in grado di comprendere ciò che le tecnologie dei big data rendono possibile. Si tratta di un classico problema di crescita, che per le aziende dei big data è costante e velocissima.

Quanto è consapevole il mondo legale italiano del boom dell’industria dei big data? e il legislatore nazionale?

RISPOSTA:  Il mondo legale è spesso poco preparato e considera questi temi con il fastidio di chi non capisce di che cosa si sta parlando. E’ un problema di dimestichezza con le materie tecnologiche e con i temi del marketing (che con i big data sono strettamente correlati).  Questo malgrado le norme italiane siano spesso all’avanguardia nel gestire questi temi. Basti pensare che in Italia affrontiamo il tema della gestione dei documenti informatici da oltre dieci anni con norme decisamente evolute e raffinate.  Ma bisogna essere ottimisti perché le nuove generazioni di giuristi sapranno cogliere questa opportunità e rendere possibile lo sviluppo dei big data su basi solide dal punto di vista legale.

In quale settore economico italiano l’attenzione verso le tecnologie dei big data è più accentuata?

RISPOSTA:  Direi che le assicurazioni sicuramente guardano a questo argomento con convinto interesse. Ma anche il mondo farmaceutico, le aziende in prima linea nel settore del marketing e la pubblica amministrazione dimostrano sempre di più di capire quanto sia importante disporre di grandi masse di dati e di tecnologie in grado di estrarre conoscenza da queste informazioni.

Quali sono le competenze necessarie a un avvocato che voglia occuparsi di questo settore?

RISPOSTA:  Oltre alla conoscenza delle norme di settore un buon avvocato è quello che si appassiona a ciò che le norme vogliono disciplinare. Quindi un bravo avvocato in materia di dati personali, big data e tecnologia è anche un esperto di flussi di informazioni e di organizzazione. Non a caso negli Stati Uniti chi si occupa di questi temi, anche dal punto di vista legale, viene sempre più spesso definito un Privacy Engineer. Ecco direi, con un piccolo paradosso, che un legale capace si occupa di questi temi con lo spirito organizzativo e propositivo tipico di un ingegnere. E ancora direi che per far bene questo lavoro ci vuole soprattutto tanta passione e curiosità intellettuale. Solo così si possono affrontare realtà in costante mutamento.

Come giudica l’industria italiana dei big data, da un punto di vista esterno?

RISPOSTA: ritengo che abbia le classiche caratteristiche che rendono unico il nostro Paese. Siamo piccoli rispetto ai colossi di oltre oceano, ma siamo in grado di vedere ciò che gli altri nemmeno immaginano. E soprattutto siamo in grado di realizzarlo. Grazie alle tante occasioni di confronto che ho con realtà straniere posso dire con orgoglio che non manca niente all’Italia per essere protagonista assoluta nel mercato ampio dei big data.  L’auspicio è che le istituzioni favoriscano queste potenzialità dando spazio a chi vuole trattare i dati per estrarre conoscenza al servizio del prossimo. In questo senso mi aspetto che nascano iniziative per favorire non solo le start up innovative, ma anche quelle che individuano nuove modalità di sfruttamento delle informazioni presenti nei dati aperti che le pubbliche amministrazioni da diversi anni hanno l’obbligo di rendere disponibili. Quella è una vera miniera d’oro a cielo aperto e sarebbe bello se in Italia si moltiplicassero le iniziative di big data che puntano sulla valorizzazione di questi asset pubblici.

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Andrea Turco

Andrea Turco

E’ il Direttore Responsabile di Insurzine. Ha collaborato in passato con le redazioni di Radio Italia, Libero Quotidiano e OmniMilano. Si occupa di sondaggi per Termometro Politico. Ha contribuito alla realizzazione del magazine di informazione online Smartweek

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