L’evoluzione del mercato assicurativo D&O, tra Hard Market, COVID-19 e potenziali scenari di rischio

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L’evoluzione del mercato assicurativo D&O, tra Hard Market, COVID-19 e potenziali scenari di rischio.

Nel corso dell’ultima annualità, abbiamo assistito a diverse variazioni nell’approccio assuntivo dei rischi D&O da parte degli assicuratori, in particolare:

  • Premi di polizza in aumento;
  • Riduzione della capacità offerta;
  • Condizioni normative più restrittive;
  • Mancato rinnovo delle coperture.

Questa situazione di mercato è frutto di un processo di correzione che ha avuto origine dalla seconda metà del 2019, con l’obiettivo di compensare un’eccessiva flessibilità di sottoscrizione adottata negli anni precedenti e, sicuramente, anche ad un peggioramento nel trend dei sinistri.

Basti pensare che il numero di claim avanzati sulle coperture D&O, dal 2007 ad oggi, si è più che quintuplicato.

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La difficile situazione di mercato è stata ulteriormente inasprita dalla diffusione a livello globale del Coronavirus, che ha avuto particolare impatto sulle coperture D&O a partire dalla prima metà del 2020. Si ritengono, infatti, in aumento i rischi connessi all’operato degli amministratori, a cui viene chiesto di agire rapidamente per far fronte allo stato di emergenza, così da non pregiudicare la continuità aziendale e garantire la salute di tutti gli stakeholder.

Nella prima metà del 2020 ci siamo trovati a dover fronteggiare ulteriori cambiamenti delle guideline assuntive, già in atto per tutti i player di mercato.

In particolare, abbiamo osservato un incremento medio dei premi che si è attestato intorno al 15%, con picchi del 60%, per quanto concerne le PMI (con fatturato inferiore ai 250 milioni).

Incrementi ancora più rilevanti sono stati osservati per le società con fatturato inferiore al miliardo, dal 30%, fino ad un massimo del 100%.

La situazione è ancora più complessa per aziende clienti con fatturato superiore al miliardo di euro, per cui l’aumento si è attestato intorno al 170%, con massimi fino al 300%.

Tutto ciò è stato contraddistinto, in diversi casi, anche da una importante riduzione del massimale acquistato, principalmente per la scelta (talvolta obbligata) dei clienti di trasferire il rischio in misura minore, a causa del forte incremento dei premi e/o l’impossibilità di reperire il massimale in scadenza sul mercato a causa della generale riduzione della capacità da parte degli assicuratori.

Questo trend sfavorevole ha subito un consolidamento nel corso del terzo quarter (luglio – agosto – settembre) e quarto quarter (ottobre – novembre – dicembre).

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In particolare, per i clienti con fatturato inferiore ai € 250 milioni, la crescita media dei premi in questi 6 mesi è stata di circa il +30% ed, in alcuni casi l’incremento ha raggiunto addirittura il +350%, per realtà che sono state particolarmente impattate dal Covid-19.

Per quanto riguarda invece i clienti con fatturato superiore a € 250 milioni ma inferiore ad € 1 miliardo, la crescita è stata maggiore. Abbiamo osservato infatti un aumento dei premi nella misura del 45%, con picchi fino al +250%.

Nel grafico non sono riepilogati, invece, gli aumenti delle realtà con fatturato superiore al miliardo, siccome gli increase rilevati per questa tipologia di clienti hanno confermato il trend già evidenziato nel semestre precedente, vale a dire un incremento medio superiore al 150% con dei massimi del 300%.

Naturalmente alcuni settori hanno subito più di altri l’impatto dovuto a Covid-19 e, conseguentemente, una maggior variazione nelle condizioni delle proprie coperture D&O: uno su tutti il settore del trasporto aereo.

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La diminuzione del traffico che, nei mesi più duri dell’anno, secondo studi della ICAO (Organizzazione internazionale dell’aviazione civile), ha toccato una riduzione complessiva di 2.690 milioni di passeggeri rispetto al 2019 (-60%) ed una perdita di circa 370 miliardi di dollari di entrate lorde ha giocato ovviamente un ruolo fondamentale.

Cosa aspettarsi quindi per l’annualità in corso?

Sebbene la diffusione del vaccino su scala globale faccia sperare in un ritorno alla normalità in tempi relativamente brevi, molto probabilmente il 2021 continuerà ad essere caratterizzato dagli effetti della pandemia.

L’esposizione dei sinistri sulla copertura D&O rimane molto alta e non fa presupporre un miglioramento del trend nel corso del 2021. Inoltre, dobbiamo tener conto del fatto che l’analisi dei rischi nella precedente annualità è stata effettuata dagli assicuratori sulla base di financials relativi all’annualità 2019 e previsioni di chiusura 2020.

Il timore è che, nel momento in cui i bilanci 2020 verranno ufficialmente chiusi, i dati mostreranno una situazione economico/patrimoniale di maggior difficoltà rispetto a quanto preventivato alle compagnie di assicurazione.

Basti pensare che, secondo Euler Hermes, uno dei primari assicuratori operanti nel ramo credito, la maggior parte delle insolvenze si manifesterà nella prima metà del 2021.

L’indice di insolvenza globale presumibilmente raggiungerà un picco di fallimenti fino al +35% entro la fine dell’anno, con aumenti previsti negli Stati Uniti, Brasile, Cina e paesi europei tra cui anche Italia, Regno Unito, Belgio e Francia.

Secondo il report di Banca d’Italia “Fallimenti d’impresa in epoca Covid” aggiungendo ai fallimenti “sommersi” (ossia quelle situazioni per cui società in difficoltà hanno beneficiato degli interventi in
materia giuridica finalizzati a ”disattivare” alcune disposizioni che hanno la funzione di proteggere i creditori), quelli “fisiologici”, cioè quei fallimenti che si sarebbero verificati anche in assenza della crisi economica determinata da Covid (circa 11.000, come nel 2019), il numero totale di fallimenti atteso potrebbe essere in aumento di circa 6.500 casi entro il 2022, di cui una parte preponderante già nel 2021.

Infine, gli amministratori nel 2021 dovranno tenere conto e prestare particolare attenzione ad altri temi chiave.

Un esempio è dato dal crescente rischio Cyber: occorre infatti tenere presente che le aziende si trovano oggi ad operare in un panorama in continua evoluzione e pieno di minacce alla sicurezza informatica (si pensi alla maggiore esposizione causata dall’aumento esponenziale dello smart working obbligato a causa di Covid-19).

Secondo un report di NERA Economic Consulting, c’è stato un notevole aumento delle class action cyber negli Stati Uniti nel 2019: in particolare gli amministratori possono trovarsi ad affrontare azioni di classe promosse da azionisti a seguito di incidenti informatici dove si presuppone siano venuti meno al proprio dovere di gestione del rischio, come ad esempio garantire adeguati controlli di sicurezza o che i backup fossero in atto e aggiornati.

Non solo, un altro argomento di grande interesse per le aziende nel panorama odierno è quello della Corporate Social Responsibility (CSR).

Ci sono diverse ragioni per cui oggi le aziende sono maggiormente attente a questo tema (o dovrebbero esserlo) rispetto al passato, tra cui ad esempio:

  • pressionedagli azionistiad una maggiore divulgazione delle pratiche commerciali;
  • richieste da parte dei clienti affinché le aziende siano attive nella comunità e assumano ruoli proattivi nel miglioramento della stessa;
  • attrazione di talenti delle nuove generazioni che scelgono sempre più spesso di lavorare in società che dimostrano impegno per fare la differenza in termini di responsabilità sociale.

Questa maggior attenzione, tuttavia, può anche rappresentare un’arma a doppio taglio, esponendo l’azienda a diversi rischi.

Si pensi al livello di trasparenza che un’azienda decide di fornire riguardo alle proprie posizioni sulla CSR: se gli azionisti non credono che il livello di trasparenza sia sufficiente o se vengono fatte dichiarazioni erronee sulle posizioni adottate dall’impresa, possono sorgere controversie tra gli azionisti. 

Infine, non dimentichiamoci dell’importanza che movimenti come “Black Lives Matter” e “#MeToo” stanno avendo sulla nostra cultura di massa e sull’operato delle aziende.

I D&Os potrebbero dover affrontare richieste qualora venissero meno al dovere di tutela nei confronti dei propri dipendenti o nel caso in cui abbiano permesso una cultura aziendale dannosa.

Articolo a cura di Jacopo Gamba, Associate Broking FINEX Italy e Anna Lopreiato Associate Director, Head of FINEX – Italy

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Willis Towers Watson (NASDAQ: WLTW) è una società leader a livello globale nella consulenza, nel brokeraggio e nell’offerta di soluzioni alle imprese e alle istituzioni di tutto il mondo, al fine di trasformare i rischi in opportunità di crescita. Nata nel 1828, Willis Towers Watson oggi conta 45.000 dipendenti in oltre 140 paesi e mercati.

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