Ora o mai più, il mercato insurtech italiano alla prova di maturità

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Ora o mai più, il mercato insurtech italiano alla prova di maturità.

Ora o mai più” non è solo il claim che accompagna la seconda edizione dell’Italian Insurtech Summit promosso dall’Italian Insurtech Association. “Ora o mai più è soprattutto una chiamata alle armi rivolta ai protagonisti dell’insurtech tricolore” rivela a Insurzine Simone Ranucci Brandimarte, presidente di Yolo e dell’IIA. L’aut aut lanciato da Ranucci si basa sui numeri attuali, non certo entusiasmanti, del mercato nostrano. Secondo l’Insurtech Investment Index, il primo indicatore italiano ideato da IIA ed elaborato dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, nel 2020, con investimenti globali in Insurtech superiori ai 7 miliardi di dollari, la quota italiana si è attestata a meno dello 0,5%. Noccioline se paragonate alle raccolte delle insurtech francesi, tedesche e inglesi, solo per rimanere in Europa.

Gli ostacoli che bloccano il mercato insurtech italiano

Per Ranucci sono tre gli ostacoli che frenano la crescita del mercato insurtech italiano. “Il primo è un mercato di capitali che non crede nelle startup – non solo in quelle insurtech – come strumento di creazione di valore. Il secondo problema ha a che fare con l’ambizione. Le aziende italiane partono sempre con ambizioni minori rispetto a molti player internazionali. Per far funzionare un’insurtech devi partire con un business plan europeo, avere una visione internazionale e capire che il livello di competizione sarà importante. Non c’è spazio per player piccoli. Bisogna pensare in grande. Il terzo ostacolo è legato al sistema. In Italia non si creano dei poli digitali specializzati come avviene in Francia, Germania e Uk” spiega Ranucci.

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Simone Ranucci Brandimarte, presidente dell’insurtech Yolo e di Italian Insurtech Association

Le tre armi di IIA a supporto dell’ecosistema insurtech italiano

Fare sistema è uno degli obiettivi dell’Italian Insurtech Association nata per favorire la crescita dell’ecosistema insurtech dando supporto alle società che lo alimentano. Per farlo l’associazione si sta muovendo su tre direttrici. Il primo è il lancio, a inizio 2021, dello Startup Chapter che permette alle startup di avere adeguata visibilità ed entrare in contatto con compagnie e investitori oltre ad avere accesso al knowledge dei soci IIA. Il secondo è la creazione di eventi dedicati agli investimenti in cui l’associazione cerca di facilitare la connessione tra founder e investitori. Infine il terzo passo è la costituzione di In2In, veicolo di sistema aperto in fase di costruzione che avrà come principale obiettivo quello di investire in startup italiane early stage dal respiro internazionale. In2In sarà lanciato tra fine settembre e inizio ottobre e a farne parte inizialmente saranno alcuni soci di IIA.

L’importanza della collaborazione compagnie-insurtech

Oltre al lavoro svolto da IIA, per supportare la crescita dell’ecosistema insurtech italiano è necessaria anche la collaborazione delle compagnie italiane. “Le compagnie – spiega Ranucci – stanno fronteggiando una grande sfida che è quella dell’innovazione”. Una sfida che si compone di tre facce. “La prima è la sperimentazione, l’esigenza di lavorare su offerte, modelli di business e creazione di servizi che non necessariamente danno un ritorno sull’investimento nel breve. Il secondo punto sono gli investimenti in tecnologia. Le compagnie in questo senso stanno aumentando la portata degli investimenti. Basti pensare che nel triennio 2020-2022 le compagnie hanno e investiranno in tecnologia il 420% in più del triennio precedente 2017-2019. Il terzo challenge è la creazione di nuove competenze legate alla tecnologia, alla conoscenza del nuovo consumatore digitale, alle metriche, alla usability, alle interfacce. Competenze che non risiedono necessariamente nelle compagnie”.

A fronte di questi grandi cambiamenti, le compagnie si stanno organizzando in modo diverso. Continua Ranucci: “Alcune stanno massicciamente investendo in startup insurtech, altre stanno assumendo e creando competenze nuove al proprio interno, ma quasi tutte stanno aumentando la collaborazione con le aziende insurtech al fine di creare soluzioni tecnologiche innovative. La collaborazione tra compagnie e insurtech, è una risposta ai tre challenge che ho enunciato prima. È qualcosa che sta avvenendo globalmente, come globale è il fenomeno dell’insurtech”.

L’ingresso di Generali in Yolo: un caso che non deve rimanere isolato

In questa direzione va letto l‘ingresso di Generali nell’insurtech Yolo. “Noi collaboriamo da due anni con Genertel con il quale abbiamo creato alcuni prodotti digitali che distribuiamo su alcune piattaforme – afferma Ranucci – la collaborazione si è evoluta nel tempo e ha portato all’investimento che ha come obiettivo quello di sviluppare una nuova offerta, ampliare i servizi e creare un boost di competenza”.

La speranza è che l’operazione Generali-Yolo non resti un caso isolato. Il rischio che ciò avvenga non è remoto, soprattutto se si dà un’occhiata ai dati dell’anno scorso rilevati dall’Investment Insurtech Index. Secondo l’indagine, nel 2020 l’investimento medio in startup italiane da parte delle compagnie del nostro Paese è stato estremamente minore rispetto a quello in startup internazionali (0,1 milioni di euro contro i 3,7 delle extra europee). Numeri estremamente bassi. Troppo piccoli per competere alla pari con gli altri mercati europei. Proprio e soprattutto per questo il mercato insurtech italiano si trova ora a un bivio: ora o mai più.

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Andrea Turco

E’ il Direttore Responsabile di Insurzine. Ha collaborato con Radio Italia, Libero Quotidiano, OmniMilano e Termometro Politico

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