Quando staccare la spina diventa un diritto

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Un tempo, prima che le nostre vite fossero avvolte nella nuvola digitale nella quale ci siamo tuffati da un decennio, era una frase diffusa: si diceva “ ho proprio voglia di staccare la spina”. Un modo di dire per esprimere la volontà di trovare un momento per rimanere in pace con sé stessi e uscire fuori dal ritmo degli impegni quotidiani.

Questa espressione, se ci fate caso, è ormai relegata tra le antiche formule in disuso. Oggi siamo sempre connessi e di staccare la spina (o come si dice adesso) “ di essere off line” nessuno sente la necessità. Anzi rimanere fuori dal mondo digitale, non ricevere messaggi, non accedere al web è visto come una diminuzione, in alcuni casi come una vera e propria mutilazione sociale.

Tuttavia qualcosa sta cambiando e, dopo l’ubriacatura che provoca questo vivere perennemente connessi, è forse arrivato il tempo della moderazione e del recupero di spazi individuali. Lo conferma una recente iniziativa legislativa francese, di cui si è parlato nelle scorse settimane.

Dall’inizio del 2017 infatti in Francia è stato introdotto un vero e proprio “diritto di disconnessione“, che autorizza i lavoratori a  “staccare la spina” dagli strumenti di comunicazione aziendale  quando si trovano al di fuori degli orari d’ufficio.

In particolare le aziende con più di cinquanta dipendenti devono stipulare dei codici di condotta in collaborazione con i sindacati per tutelare la salute  dei lavoratori, indicando i momenti del giorno e della settimana in cui i dipendenti hanno diritto di non essere connessi, evitando quindi di controllare gli smartphone per questioni di lavoro. Tuttavia va detto che non in caso di violazione di questo diritto non sono  previste sanzioni effettive per le aziende che dovessero decidere di non adeguarsi alla normativa. E questo è un grave limite che andrà colmato.

E in Italia? Qualcosa si muove anche da noi: un limitato diritto alla disconnesione è stato introdotto nel nostro ordinamento l’anno scorso quando è stato approvato il Decreto Legislativo 136/2016 con il quale anche il nostro Paese ha  dato attuazione alla Direttiva 2014/67/UE sul distacco di un lavoratore in uno Stato membro diverso da quello in cui lavora abitualmente. Tale normativa introduce le fasce di reperibilità che di fatto delimitano un diritto giornaliero e settimanale alla disconessione per il lavoratore in trasferta.

A parte questa prima indicazione il dibattito è aperto e presto o tardi anche da noi disconnettersi sarà un diritto generalizzato. Sembrerebbe un traguardo di civiltà. Ma da giurista malizioso mi chiedo se questa affermazione del diritto a staccare la spina non comporti come conseguenza inevitabile l’obbligo, invece, di essere connessi durante tutto il restante periodo delle giornate lavorative. Succede sempre così: un diritto porta con sé obblighi corrispondenti. Ogni diritto ha un costo. Paradossalmente affermare il diritto alla disconnessione porta il conseguente riconoscimento di un dovere di essere connessi che apre scenari tutti da studiare. Direi quindi che il diritto dovrebbe in queste situazioni farebbe bene a lasciare lo spazio al buon senso ed alla buona educazione per evitare di generare nuovi inutili vincoli. Basterebbe poco per gestire al meglio queste situazioni: si tratta di valutare prima di cliccare sul tasto “invio” se quello è davvero il momento giusto per spedire un messaggio al destinatario o se l’azione di  contatto può attendere.

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Marco Maglio

Marco Maglio

Avvocato in Milano e fondatore di Lucerna Iuris, il primo Network Giuridico Internazionale formato da legali di tutti i paesi dell'Unione Europea specializzati in assistenza legale per le attività compliance, comunicazione commerciale e per il trattamento dei dati personali. Tiene corsi di specializzazione in Italia ed all’estero come docente nelle materie di Data Protection e Privacy Engineering, Diritto dei consumi e del marketing e Diritto della sicurezza alimentare. E’ presidente dell’Osservatorio Europeo sulla Data Protection. Presiede il Giurì per l’Autodisciplina nella comunicazione commerciale diretta e nelle vendite a distanza. E' membro dell'American Society of International Law e dell'American Society of Compartative Law. E' membro dell'International Association of Privacy Professionals ed è Senior Auditor per la Privacy Compliance. E' referente italiano per le attività di ricerca della British Society of Comparative Law per le tematiche della data protection e della privacy. Preside numerosi Organismi di vigilanza nell’ambito della normativa 231/2001. Fa parte del comitato scientifico di pubblicazioni giuridiche ed è editorialista per quotidiani e riviste sui temi della tutela dei dati personali, del diritto del marketing, della sicurezza informatica e della responsabilità organizzativa delle imprese. A partire dal 1996 partecipa, in qualità di relatore, a convegni nazionali ed internazionali dedicati alla tutela della privacy, al diritto delle telecomunicazioni, al commercio elettronico, al diritto dell’informazione, al diritto dei consumatori, al diritto d’autore.

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