Studio CeTIF: Verso una Compliance 4.0

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Studio CeTIF: Verso una Compliance 4.0

La Digital Transformation ha inevitabilmente effetti anche sulla funzione Compliance, che deve far fronte a nuove esigenze ed indirizzare le idee del Business, fornendo il proprio contributo in maniera costante. Ne emergono impatti in termini di governance, identificazione, valutazione e gestione dei rischi emergenti, oltre che nuove sfide di carattere tecnologico derivanti dalla mole di informazioni da processare.

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Questi i presupposti che hanno guidato le attività di ricerca, promosse da CeTIF, in collaborazione con IBM, che, nei mesi di maggio e giugno, hanno coinvolto un panel di 12 istituzioni (Allianz, Allianz Bank, Assimoco, AXA Assicurazioni, Banca Monte dei Paschi di Siena, BNP Paribas Cardif, Credem, BPER Banca, Reale Mutua Assicurazioni, UBI Banca, Unicredit, UnipolSai) con l’obiettivo di mettere a fattor comune le progettualità sperimentate o in corso e di indagare sulle implicazioni e sfide organizzative, metodologiche e di processi che stanno investendo le funzioni nell’evoluzione verso la Compliance 4.0, anche grazie alla partecipazione attiva, nei tavoli di lavoro, di CONSOB e IVASS.

In questa fase di forte transizione, la Compliance diventa una funzione sempre più strategica e alla quale sono richiesti da una parte nuovi requisiti organizzativi e competenze e dall’altra la necessità di investire in strumenti RegTech per efficientare i processi di controllo, al fine di creare maggior valore aggiunto per l’intera Istituzione. Per gli operatori che desiderano affrontare da protagonista questa rivoluzione, la tecnologia diventa fattore abilitante: Robotica (per il 60% del panel), Advanced Analytics (30%) e Cognitive (25%) sono ritenuti strumenti necessari per migliorare l’efficienza interna della Compliance e consentirle di giocare un ruolo chiave e strategico nei processi di controllo ex ante e nella relazione complessa, sfidante e interlocutoria, soprattutto per le tematiche di innovazione tecnologica, con i Regulator.

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Si inizia infatti ad avvertire in primis l’esigenza di un arricchimento e diversificazione delle competenze che consentano di utilizzare linguaggi comuni alle controparti interne (Compliance 4 Digital), ma anche di prendere in considerazioni soluzioni tecnologiche per lo svolgimento delle attività di controllo (Digital 4 Compliance).

Per far sì che questo avvenga, il bagaglio delle competenze tecnico-legali all’interno della funzione Compliance si ridurrà del 25% nei prossimi 2 anni a fronte di un aumento del 60% di know how tecnologico e di processo, come risulta dalle analisi condotte all’interno del Business Compliance HUB 2018. Il 40% circa delle istituzioni ha già istituito o prevede di creare, nel prossimo futuro, team dedicati al supporto e all’advisory nei progetti di digital transformation, sia interni che esterni alla funzione Compliance.

Sviluppare e incrementare la pervasività della funzione nei confronti del business, degli organi di vertice, e anche verso l’IT, sono priorità strategiche per tutti i Chief Compliance Officer, in una logica di “Compliance by Design” che richiede di comprendere fin da subito il momento e la modalità opportune con le quali intervenire nei progetti e che agisce secondo il Data Driven Approach quale elemento guida nell’identificazione e valutazione dei rischi.

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