Swiss Re Institute: nel post Covid c’è meno resilenza

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Swiss Re Institute: nel post Covid c’è meno resilenza.

L’impatto devastante del Covid ha ridotto di un quinto la capacità di reagire agli shock. Lo Swiss Re Institute, braccio di ricerca scientifica della compagnia di riassicurazione al mondo, ha pubblicato oggi la terza edizione del Resilience Index. Una classifica elaborata insieme alla London School of Economics che misura la capacità dei diversi Paesi di reagire a improvvisi eventi avversi attraverso il calcolo combinato di 10 diversi fattori (efficienza mercato del lavoro, deficit pubblico, penetrazione assicurativa, capitale umano, emissioni di Co2, diseguaglianze economiche, etc). Lo studio certifica un calo del 20% della resilienza, principalmente a causa degli straordinari stimoli fiscali adottati nei Paesi più sviluppati per attutire i danni provocati dalla pandemia. Non a caso, i livelli di debito pubblico sono aumentati mediamente del 16% e solo una politica monetaria molto accomodante ha consentito di tenerne sotto controllo i costi di mantenimento.

L’Italia si trova 23esima su 32 posizioni, superata nel ranking da tutti i Paesi europei, tranne Grecia e Ungheria. Per il nostro Paese si rilevano particolari problemi per quanto riguarda l’efficienza del mercato del lavoro, la solidità del sistema bancario, poco margine di manovra per la politica monetaria (come per tutti i Paesi dell’eurozona), ma anche ridotti spazi di bilancio pubblico. Dopo la recessione del 2020, il ciclo economico mondiale dovrebbe riprendersi con vigore quest’anno, contribuendo così a ricostruire la resilienza economica. Tuttavia, sul piano macroeconomico, ancora a fine 2021 non avremo riacquisito la capacità che avevamo in era ante-Covid di reagire a situazioni difficili. Per cui, secondo Swiss Re, i Paesi più in basso nel ranking, come l’Italia dovranno intervenire con riforme strutturali. Inoltre, una minore resilienza ha aumentato la pericolosità e l’intensità dei rischi a cui siamo esposti, per cui nel mondo il deficit di protezione assicurativa – i pericoli verso cui non siamo protetti – ha toccato il nuovo record di 1400 milioni di dollari.

“Le regioni più sviluppate, che avevano livelli di resilienza e di assicurazione più elevati, hanno reagito meglio alla pandemia” dice Jérôme Haegeli, capo economista di Swiss Re. “Tuttavia, per ripartire servono ora riforme strutturali perché si è accentuato il divario tra ricchi e poveri e ora i governi devono concentrarsi sulla ricostruzione e sulla promozione della coesione sociale, visto che l’equità e le pari opportunità saranno determinanti nel mondo di domani. Colmare il gap di protezione assicurativa da 1.400 miliardi di dollari significa poi sostenere la stabilità economica nel lungo periodo, oltre che aumentare la capacità di assorbire gli shock. Per questo – conclude Haegeli – sarà essenziale rendere più accessibili le polizze, ma è anche necessario che il mondo del business, i riassicuratori e i governi facciano la loro parte”.

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Redazione

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