Trasformazione digitale e Assicurazioni, a che punto siamo?

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Trasformazione digitale e Assicurazioni, a che punto siamo?

Da tempo il mondo assicurativo ha imboccato la strada della trasformazione digitale. E’ però un sentiero scosceso che va affrontato con lungimiranza e attenzione. E’ utile quindi fermarsi un attimo per analizzare lo stato dell’arte e capire se la via imboccata è quella giusta. A tracciare un quadro del settore assicurativo nel pieno dell’onda digitale ci hanno provato i relatori del webinar “Embracing the New Digital Paradigm” organizzato dall’Italian Insurtech Association. All’appuntamento online, che si è tenuto giovedì 21 gennaio, hanno partecipato Gerardo Di Francesco, co-funder e segretario generale di IIA nonché co-founder di Wide, Shinji Shirai, Global Due diligence coordinator presso Swiss Re e Pierluigi Fasano, head tech partnership presso Swiss Re. A coordinare l’evento Flavio Cristiano Josef, manager di Swiss Re.

Trasformazione digitale, assicuratori ancora un po’ confusi

Ad aprire i lavori è stato Fasano che ha parlato degli investimenti operati dalle assicurazioni. Investimenti che vanno in due direzioni: da un lato verso le insurtech dall’altro verso lo sviluppo di prodotti. Ma c’è anche una parte non indifferente di capitale che viene investito per soddisfare il rispetto dei requisiti normativi, più che centrali nel settore insurance. Fasano usa con le insurtech il bastone e la carota. Hanno sì portato innovazione in un settore ingessato da tempo ma “questa innovazione” dice “non sta davvero catturando il cuore della clientela assicurativa”. A riprova di ciò, Fasano cita un’indagine condotta da Bain&Company sull’esperienza di acquisto dei millennials quando si parla di assicurazioni. Ebbene, i millennials preferiscono acquistare prodotti assicurativi dai Big Tech che dalle insurtech. Il motivo? E’ da ricercare nella brand loyalty dei consumatori verso piattaforme come Amazon e Google utilizzate quotidianamente per effettuare acquisti o fare ricerche. “Dire che l’insurtech rivoluzionerà il settore assicurativo è esagerato – chiosa Fasano – c’è ancora tanta strada da fare”. E non basta sviluppare tecnologia per svoltare. Serve anche un cambio di mentalità. Ma le compagnie sono pronte? Fasano riporta i dati di uno studio che ha interrogato i vertici delle assicurazioni su quelle che sono, secondo loro, le priorità del settore. I manager hanno indicato in efficienza e innovazione le due priorità che le compagnie devono seguire per evolvere. “E’ interessante come risposta dato che in letteratura è possibile trovare ovunque spiegazioni sul perché l’innovazione è tutt’altro che efficiente – afferma Fasano – i top manager hanno indicato due priorità che sono in qualche modo in contraddizione tra di loro. Questo ci mostra che le assicurazioni sono ancora un po’ confuse sul tema trasformazione digitale”.

Perché è importante standardizzare i dati

Dopo Fasano, è intervenuto Gerardo Di Francesco che ha spiegato come la trasformazione digitale è legata a stretto filo con l’analisi dei dati. “Grazie anche alla mia esperienza lavorativa ho avuto l’opportunità di dare uno sguardo ai diversi database su cui lavorano gli assicuratori. Ognuno sta costruendo una proposta digitale basandosi sui propri dati. Ma è un compito super difficile”. Per risolverlo basterebbe standardizzare questi dati. A tal proposito, Di Francesco porta come esempio l’iniziativa Ruschlikon, arrivata l’anno scorso in Italia. Il progetto ha come obiettivo quello di creare strumenti (basati su piattaforma Acord) per rendere più diretti e semplici gli scambi contabili nel mercato assicurativo, prima nazionale e poi con collegamenti internazionali. Secondo Di Francesco insurtech e compagnie devono collaborare ed essere allineate. “Ho visto dal lato del fornitore di tecnologia una sorta di sottovalutazione della complessità dei database assicurativi, alcuni dei quali hanno più di 50 anni. Dall’altro lato vedo anche una sorta di sopravvalutazione di queste tecnologie”.

Utilizzo dati, l’importanza di velocità e scopo

Shinji Shirai ha iniziato il suo intervento portando all’attenzione dei partecipanti due termini in relazione all’utilizzo dei dati: velocità e scopo. “La velocità è importante perché le informazioni tecniche vengono utilizzate per fare previsioni non per il prossimo anno, mese o per domani, ma per il secondo successivo. La velocità conta, soprattutto se si sta andando verso un’offerta di assicurazioni in real time. Qual è invece lo scopo dietro l’uso dei dati? In tanti ritengono per fare più soldi, ma io non sono d’accordo. Il problema è che una gran percentuale di persone non capisce il valore reale dell’assicurazione. Senza l’assicurazione non ci sarebbero nemmeno i grandi progetti come i viaggi in auto, i voli aerei, quelli nello spazio. Lo scopo ha a che fare con il valore sociale dell’assicurazione”.

Arrivano gli ecosistemi assicurativi

La parte finale è dedicata alla nascita degli ecosistemi in ambito assicurativo. Per Fasano “ecosistema è qualcosa che è correlato a una reale esigenza del consumatore, l’ecosistema è lì per soddisfare e rendere molto più fluido e facile il processo di customer experience”. Secondo Shirai, un ecosistema per avere successo deve essere conveniente: “Gli ecosistemi di successo, oltre a mettere il cliente al centro, sono soprattutto convenienti (facile da usare, facile accesso, facile da trovare). Nella scelta di un consumatore questo aspetto arriva prima della qualità”. Infine Di Francesco pone il problema del rischio cyber. “Gli ecosistemi digitali legano fra loro tantissimi player. Un attacco informatico subito da uno dei player potrebbe mettere a rischio l’intero ecosistema”.

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La Redazione di InsurZine è composta da collaboratori, influencer ed analisti, esperti del settore insurtech

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